Il Canada risponde a Trump: Carney vince le elezioni tenendo la schiena dritta
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Redazione Esteri
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Donald Trump, senza volerlo, ha fatto da catalizzatore per un risveglio politico che ha ridisegnato gli equilibri in Canada. Le sue provocazioni, spesso aggressive e senza precedenti verso un alleato storico, hanno spinto gli elettori a cercare una risposta netta. E l’hanno trovata in Mark Carney, economista di fama ed ex governatore delle banche centrali di Ottawa e Londra, che ieri ha guidato i liberali a una vittoria inaspettata, strappando la maggioranza relativa con 158 seggi. Un risultato che, fino a poche settimane fa, sembrava impossibile.
La campagna elettorale, inizialmente dominata dai temi economici, ha subito una svolta quando Trump ha intensificato le pressioni sul Canada, minacciando ritorsioni commerciali e definendo il Paese "troppo debole" per resistere alle sue politiche. Carney, che fino ad allora aveva mantenuto un profilo più tecnocratico che carismatico, ha colto l’occasione per trasformarsi nel simbolo della resistenza. "Non ci piegheremo", ha ripetuto più volte, guadagnando consensi anche tra chi tradizionalmente votava conservatore.
I numeri parlano chiaro: i liberali, dati per sfavoriti nei sondaggi, hanno recuperato terreno soprattutto nelle province più esposte alle tensioni con gli Stati Uniti. Al contrario, Pierre Poilievre, leader dei conservatori e inizialmente favorito, è stato travolto dall’onda anti-Trump, perdendo persino nel suo collegio. Con 144 seggi, la sua formazione è oggi più debole che mai, mentre i trumpisti locali – che pure avevano provato a cavalcare il malcontento – sono stati marginalizzati.
Nel suo primo discorso da premier eletto, Carney non ha usato mezzi termini: "Il presidente americano sta provando a spezzarci, ma non ci riuscirà". Un messaggio diretto, che riprendeva quanto già detto durante la campagna, quando aveva definito le pressioni di Washington "un attacco alla sovranità canadese". E mentre i media statunitensi parlavano di una possibile frattura nell’alleanza tra i due Paesi, a Ottawa si è scelto di non alimentare lo scontro, preferendo una linea ferma ma non provocatoria.
Intanto, la vittoria di Carney ha avuto un effetto immediato anche oltre i confini nazionali. In Europa, dove l’amministrazione Trump è vista con crescente scetticismo, il risultato canadese è stato letto come un segnale: è possibile resistere al bullismo senza cadere nella trappola della ritorsione. E mentre a Parigi Emmanuel Macron si muove per influenzare le gerarchie vaticane – come dimostra il recente pranzo con i cardinali francesi per sostenere il candidato Aveline – il Canada offre al mondo una lezione di coesione.




