Diesel, prezzo record: 1,72 euro al litro e in autostrada si toccano i 2,08 euro
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Redazione Economia
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Il rialzo del prezzo del gasolio, che nelle ultime ore ha raggiunto una media nazionale di 1,720 euro al litro per la modalità self service, rappresenta non solo il valore più elevato degli ultimi undici mesi ma anche il segnale tangibile di un cambiamento strutturale nel mercato dei carburanti, un cambiamento che affonda le radici in una precisa scelta di politica fiscale entrata in vigore con l'inizio dell'anno. La soglia psicologica dei due euro, ampiamente superata sulle tratte autostradali dove il diesel servito arriva a toccare quota 2,081 euro, riporta alla memoria i picchi storici del 2022, sebbene le dinamiche alla base di questa impennata siano profondamente diverse rispetto a quelle legate alla precedente crisi energetica. A determinare l'attuale scenario, infatti, non è soltanto l'andamento altalenante delle quotazioni internazionali o le decisioni in materia di produzione da parte dei paesi esportatori, ma soprattutto l'armonizzazione delle accise voluta dal legislatore, un intervento che ha di fatto ribaltato le consuetudini di convenienza tra i due principali carburanti.
Dal primo gennaio 2026, con la manovra finanziaria, l'accisa sul gasolio è stata incrementata di circa cinque centesimi al litro, un adeguamento che ha portato l'onere fiscale del diesel a essere sostanzialmente allineato a quello della benzina, la cui tassazione è stata contestualmente ridotta di un importo speculare. Questa operazione, presentata come un passo necessario per eliminare quello che veniva definito un "sussidio ambientalmente dannoso", ha generato un effetto immediato e per certi versi paradossale: il diesel, storicamente meno caro della verde grazie a una fiscalità agevolata che ne aveva incentivato la diffusione per decenni, si trova ora a costare più della benzina, complice anche una struttura dei costi industriali che per il gasolio rimane più elevata a causa della minore disponibilità sul mercato globale e della complessità dei processi di raffinazione. Il risultato è che un pieno di carburante per i possessori di auto a gasolio, che rappresentano una fetta consistente del parco veicolare italiano, incide oggi sensibilmente di più sul bilancio familiare rispetto a qualche mese fa, con un aggravio che le associazioni dei consumatori stimano poter superare il centinaio di euro su base annua per chi percorre molti chilometri.
Le ragioni del sorpasso e il gettito fiscale
Il superamento del prezzo della benzina da parte del gasolio, sancito dai dati dell'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy, non è quindi un fenomeno congiunturale legato a una temporanea scarsità di prodotto, ma il portato di una precisa volontà normativa che mira a riequilibrare il prelievo fiscale. Se da un lato l'automobilista subisce l'incremento diretto al momento del rifornimento, dall'altro le casse dello Stato beneficiano di un gettito aggiuntivo stimato in circa 600 milioni di euro per il solo 2026, una somma che deriva dal fatto che in Italia il consumo di diesel è storicamente superiore a quello della benzina, in particolare per quanto riguarda il trasporto merci e i veicoli commerciali. Le rilevazioni condotte su circa ventimila impianti dalla Staffetta Quotidiana confermano il trend: accanto alla media nazionale di 1,714 euro al litro per il self service, emergono differenze territoriali e di tipologia di vendita che amplificano la percezione del rincaro, con i marchi delle compagnie petrolifere che praticano prezzi mediamente superiori rispetto alle pompe bianche, e con un divario che si accentua ulteriormente sulla rete autostradale, dove i costi di gestione e le concessioni incidono in maniera determinante sul prezzo finale.
L'impatto sull'autotrasporto e le dinamiche di mercato
Il caro-diesel, però, non colpisce soltanto i privati cittadini ma si riverbera con forza sull'intero settore della logistica e dell'autotrasporto, che in Italia movimenta la stragrande maggioranza delle merci su gomma. L'aumento del costo del carburante, che rappresenta una delle voci di spesa più significative per le aziende di trasporto, si traduce inevitabilmente in un incremento dei costi di produzione che tende a essere scaricato a valle, contribuendo a sua volta a un rincaro generalizzato dei prezzi al consumo per una vasta gamma di beni, dai generi alimentari ai manufatti. Le compagnie petrolifere, come Eni e Q8, hanno aggiornato più volte i prezzi consigliati nel corso delle ultime settimane, riflettendo sia l'andamento del mercato dei raffinati sia le nuove aliquote fiscali, in un contesto europeo che vede l'Italia posizionarsi al primo posto per l'incidenza delle imposte sul prezzo finale del gasolio. Il prezzo industriale del diesel, al netto della componente fiscale, rimane soggetto alle fluttuazioni delle materie prime e alle tensioni geopolitiche che caratterizzano lo scenario internazionale, ma è la leva dell'accisa a fare la differenza nel determinare il prezzo finale alla pompa, rendendo il gasolio italiano tra i più cari del continente.
La situazione nelle regioni e il confronto con la benzina
Analizzando i dati su base regionale, emerge un quadro piuttosto variegato che vede il diesel aver superato la benzina nella maggior parte dei territori, con punte di particolare incidenza in regioni come il Lazio, dove il differenziale tra il calo della verde e l'aumento del gasolio è stato meno favorevole per i consumatori rispetto ad altre aree del paese. In autostrada, il prezzo del diesel self service si attesta su 1,822 euro al litro, una quota che rende la sosta ai distributori delle grandi arterie una scelta particolarmente onerosa, mentre la versione servita supera ampiamente la soglia dei due euro, toccando punte di 2,081 euro. La benzina, dal canto suo, pur registrando un lieve incremento nei listini, si mantiene mediamente più bassa del gasolio sulla rete ordinaria, con una media di 1,665 euro al litro per il self service, un'inversione di tendenza che costringe a riconsiderare le abitudini di rifornimento di milioni di italiani e che apre interrogativi sul futuro del parco circolante a gasolio, penalizzato non solo da restrizioni alla circolazione in ambito urbano ma ora anche da una convenienza economica venuta meno.




