Il diesel tocca quota 1,72 euro al litro e in autostrada il servito sfiora i 2,09 euro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’andamento dei prezzi dei carburanti in Italia ha subìto un’inversione di tendenza che pochi avrebbero pronosticato fino a qualche mese fa, con il gasolio che non solo è tornato a salire ma ha definitivamente scavalcato la benzina, posizionandosi su livelli che non si registravano dall’inizio della primavera del 2025. Le ultime rilevazioni, elaborate dalla Staffetta Quotidiana sui dati comunicati all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, fotografano una situazione di forte tensione per chi possiede un’auto alimentata a gasolio: la media nazionale per il rifornimento in modalità self-service ha raggiunto quota 1,720 euro al litro, un valore che rappresenta il punto più alto degli ultimi undici mesi. Se si considera la rete autostradale, il quadro diventa ancora più pesante, con il diesel servito che arriva a toccare una media di 2,081 euro al litro e in alcuni casi sfora anche quel tetto, avvicinandosi pericolosamente ai record storici del 2022, quando si arrivò a 2,15 euro.
Alla base di questa impennata, che sta mettendo in difficoltà non solo i privati cittadini ma l’intero comparto della logistica e dell’autotrasporto, c’è una combinazione di fattori che agiscono su due livelli distinti ma convergenti. Da un lato, incide la dinamica del mercato globale delle materie prime, con il prezzo industriale del diesel che storicamente è più alto di quello della benzina a causa della forte domanda da parte dei settori dei trasporti pesanti, del riscaldamento e dell’industria a livello internazionale. Dall’altro lato, e questo è l’elemento di novità strutturale, è entrata in vigore dal 1° gennaio 2026 la norma voluta dal governo che ha allineato le accise di diesel e benzina, eliminando quello che veniva considerato un sussidio ambientalmente dannoso per il gasolio.
In termini pratici, la legge di Bilancio ha ridotto l’accisa sulla benzina di circa 4,05 centesimi al litro e contestualmente l’ha aumentata di pari importo per il gasolio, portando entrambe le aliquote a 672,9 euro per mille litri. Fino all’anno scorso, le tasse più basse sul diesel riuscivano a compensare il suo maggior costo industriale, mantenendolo più economico alla pompa; oggi che le accise sono identiche, il costo industriale più alto del gasolio emerge in tutta la sua evidenza, determinando un rincaro che gli automobilisti stanno già sperimentando sulla propria pelle. Per lo Stato italiano, questa operazione si tradurrà in un gettito fiscale aggiuntivo stimato in circa 600 milioni di euro per il solo 2026, una cifra destinata a confluire nel Fondo per l’attuazione della delega fiscale.
Il sorpasso della verde e il nuovo equilibrio alla pompa
Il fenomeno più evidente, e per certi versi storico, è che per la prima volta dopo anni il diesel è diventato stabilmente più caro della benzina. Se si guardano i dati di fine febbraio, la differenza è netta e ormai consolidata: la benzina self-service viaggia su una media di 1,670 euro al litro, con un distacco di circa 5 centesimi rispetto al gasolio, che in termini di pieno da 50 litri significa una spesa aggiuntiva di circa 2,5 euro ogni volta che si fa rifornimento. Per ritrovare una situazione in cui la verde costava meno del gasolio bisogna tornare indietro nel tempo fino al periodo immediatamente successivo all’invasione russa dell’Ucraina, quando le quotazioni internazionali avevano subìto sconvolgimenti improvvisi, ma in quel caso si trattò di una fase temporanea e limitata.
Questo sorpasso, spiegano gli analisti, ha assunto i connotati della definitività proprio per via della modifica fiscale. Il grafico dell’evoluzione dei prezzi nell’ultimo decennio mostra chiaramente come il gasolio sia stato quasi sempre più conveniente, con differenze che in certi periodi superavano i 10 centesimi al litro; il progressivo avvicinamento era iniziato già nella primavera del 2025, con un primo riallineamento delle accise, ma l’accelerazione decisiva è avvenuta con la manovra di inizio anno. A maggio 2024, per fare un esempio concreto, un litro di gasolio costava ancora circa 15 centesimi in meno della benzina, un abisso rispetto all’attuale situazione di svantaggio.
La reazione a catena su trasporti e scelte d'acquisto
L’aumento del costo del diesel non rappresenta soltanto un aggravio di spesa per i privati, ma innesca una reazione a catena che investe l’intero sistema economico, dato che la stragrande maggioranza delle merci viaggia su gomma e i costi di trasporto tendono inevitabilmente a riflettersi sui prezzi al consumo. La logistica, già messa alla prova da altri rincari, si trova ora a dover assorbire un colpo durissimo, con il gasolio che in autostrada raggiunge punte di 2,08 euro al litro e nelle aree di servizio dei grandi marchi si attesta su medie di 1,905 euro per il servito. A livello territoriale, si registrano differenze significative, con regioni come la Toscana dove il divario tra i due carburanti è già superiore ai 5 centesimi, mentre in Campania il delta è minimo e in alcuni casi il diesel resiste ancora come opzione leggermente più economica, seppur di poco.
Questa nuova realtà sta già influenzando le valutazioni di chi deve acquistare un’auto nuova, ribaltando il paradigma che per decenni ha visto nel diesel la scelta obbligata per chi percorreva molti chilometri. Considerando i consumi medi dichiarati per vetture di pari potenza, un’auto a gasolio oggi consuma meno carburante, ma il costo al litro più alto e il prezzo d’acquisto generalmente superiore rendono il calcolo della convenienza molto più complesso e incerto rispetto al passato. Per le flotte aziendali, che in Europa contano ancora una percentuale altissima di veicoli termici, la situazione si fa particolarmente spinosa, con la necessità di rivedere le politiche di assegnazione e gestione del parco mezzi. Il tutto mentre le quotazioni internazionali del petrolio continuano a oscillare per via delle decisioni dell’OPEC+ e delle tensioni geopolitiche che, in un modo o nell’altro, finiscono sempre per riverberarsi sul portafoglio degli automobilisti italiani.




