Prezzi dei carburanti, il diesel vola a 1,714 euro: è il massimo da undici mesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rialzo dei prezzi alla pompa, che prosegue ormai da diverse settimane, ha riportato le quotazioni del gasolio a livelli che non si vedevano da quasi un anno, toccando oggi, mercoledì 25 febbraio 2026, una media di 1,714 euro al litro per la modalità self service, un dato, questo, che aggiorna al rialzo le rilevazioni dei giorni scorsi e che supera abbondantemente la soglia psicologica dei 1,7 euro. L’ultima volta che il diesel era stato così caro, secondo le elaborazioni della Staffetta Quotidiana, risaliva allo scorso 6 marzo del 2025, il che significa che nell’arco di undici mesi il costo del carburante per i motori a ciclo Diesel ha subito un’accelerazione notevole, incidendo in maniera concreta sulle tasche di automobilisti e trasportatori. La situazione, va detto, non è omogenea su tutto il territorio nazionale né tantomeno lo è se si esce dalla rete stradale ordinaria per immettersi in quella autostradale: qui i prezzi, come noto, subiscono un’impennata fisiologica, attestandosi per il gasolio self service a 1,816 euro al litro, con il servito che arriva addirittura a 2,075 euro, un aggravio che rende la sosta ai rifornimenti autostradali una voce di spesa sempre più significativa per chi è in viaggio. La dinamica dei listini, come spiegano gli esperti del settore, è alimentata in queste ore dall’effetto a cascata dei rialzi decisi dai maggiori marchi della distribuzione sui prezzi consigliati, rialzi che ora si stanno materializzando sulle medie nazionali elaborate dal ministero delle Imprese e del made in Italy -1-6.

L’effetto doppio delle accise e il superamento del “sussidio ambientalmente dannoso”

A determinare questa impennata, però, non sono soltanto le fluttuazioni del mercato internazionale del petrolio o le tensioni geopolitiche che spesso influenzano il costo delle materie prime, ma c’è una componente prettamente fiscale decisa dal governo, che ha scelto di procedere con il riallineamento delle accise su benzina e gasolio. Dal primo gennaio del 2026, infatti, è entrato in vigore un incremento di cinque centesimi al litro sull’accisa del diesel, contestualmente a una riduzione speculare di pari importo su quella della benzina, un’operazione che mira a eliminare il cosiddetto “sussidio ambientalmente dannoso”, ossia il trattamento fiscale di favore di cui il gasolio godeva storicamente rispetto alla verde nonostante il suo maggiore impatto in termini di emissioni inquinanti -4-8. Questo meccanismo, che sulla carta potrebbe sembrare un semplice pareggio, in realtà non è a saldo zero per le casse dello Stato: l’aumento dell’accisa sul diesel, che colpisce un parco circolante composto ancora da milioni di vetture, genererà un gettito aggiuntivo stimato in circa 600 milioni di euro per il solo 2026, una somma che deriva dall’applicazione dell’Iva sull’incremento stesso e che, al netto di alcuni rimborsi specifici per categorie come l’autotrasporto, finirà per gravare interamente sugli automobilisti privati -1-6.

Il confronto tra i listini e l’inversione di tendenza tra i due carburanti

Analizzando i dati diffusi dall’Osservatorio prezzi, emerge con chiarezza come il rincaro non sia una semplice oscillazione temporanea, ma un trend strutturale che ha già portato a un’inversione storica nei rapporti di costo tra i due principali carburanti. La benzina in self service, infatti, si attesta oggi a 1,665 euro al litro, un valore inferiore rispetto a quello del gasolio, un fenomeno che non si verificava dall’inizio del 2023, quando l’emergenza prezzi legata al conflitto ucraino aveva stravolto tutte le consuetudini di mercato -9. La verde, quindi, beneficia del taglio dell’accisa, ma questo non basta a frenare il malcontento generale, anche perché se si osserva il dato del servito, il divario si fa ancora più evidente: benzina a 1,805 euro, diesel a 1,852, con gli operatori che segnalano un ulteriore lieve aumento dei prezzi consigliati da parte di alcune compagnie come Tamoil, che ha ritoccato al rialzo di un centesimo entrambi i prodotti -5-6. La sensazione diffusa tra chi si mette alla guida è quella di un carico fiscale ormai insostenibile, anche se il governo, da parte sua, difende la scelta come un passo obbligato verso la transizione ecologica e l’adeguamento alle direttive europee in materia di fiscalità energetica.

Il ruolo della filiera e le differenze territoriali nei prezzi

Osservando la composizione della spesa, non si può ignorare il ruolo che giocano le diverse componenti della filiera: accanto all’aumento dell’accisa, infatti, pesano anche i costi di miscelazione dei biocarburanti, lievitati a inizio anno per via dell’incremento della quota d’obbligo, e le strategie commerciali delle compagnie che, pur in presenza di un calo delle quotazioni internazionali dei raffinati, non sempre trasferiscono tempestivamente questi benefici alla pompa -9. La fotografia che emerge dai dati regionali, inoltre, mostra disparità anche significative tra una regione e l’altra: se in Abruzzo, ad esempio, il differenziale tra il calo della benzina e l’aumento del diesel risulta meno penalizzante, in regioni come il Lazio o la Sicilia lo scostamento è negativo per gli automobilisti, con incrementi sul gasolio che superano i tagli sulla verde, un fenomeno che alimenta il dibattito sull’effettiva trasparenza e concorrenza del mercato dei carburanti in Italia -9. Le associazioni dei consumatori, pur non essendo oggetto di questo pezzo, hanno più volte sollevato il problema, ma al di là delle polemiche, i numeri restano quelli di un caro-carburanti che sembra destinato a persistere, complice anche la decisione del governo di non intervenire con ulteriori tagli alle accise, anzi, utilizzando questa leva fiscale per fare cassa in un momento di difficoltà del bilancio pubblico.

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