Il prezzo del gasolio vola a 1,714 euro, effetto delle nuove accise e dei rincari sulla rete
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Redazione Economia
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Il costo del carburante per autotrazione segna un nuovo e significativo rialzo, con il gasolio che tocca quota 1,714 euro al litro per la modalità self service, un livello che non si registrava dallo scorso 6 marzo del 2025. La risalita, fotografata nelle consuete rilevazioni di Staffetta Quotidiana sui circa ventimila impianti della rete nazionale, è la diretta conseguenza – come spiegano gli esperti del settore – dei listini dei prezzi consigliati dai maggiori marchi della distribuzione, che nelle ultime ore hanno riversato gli aumenti sui prezzi praticati alla pompa. La benzina, dal canto suo, si attesta a 1,665 euro al litro, con un divario che ormai vede il diesel stabilmente più caro della verde, un’inversione di tendenza resa possibile dalla rimodulazione fiscale entrata in vigore con il nuovo anno.
L’impatto del riallineamento delle accise voluto dal governo
Alla base di questa impennata, che assume contorni ancora più gravosi per chi percorre le autostrade – dove il gasolio self service arriva a costare 1,816 euro al litro – c’è la scelta politica di procedere con l’allineamento delle aliquote fiscali su benzina e gasolio. Dal primo gennaio, l’accisa sul diesel è aumentata di poco più di quattro centesimi al litro, portando l’onere complessivo, una volta applicata l’Iva, a un rincaro effettivo di circa cinque centesimi; contestualmente, si è registrata una speculare diminuzione del prelievo sulla benzina. L’operazione, come viene puntualizzato dagli analisti, non è affatto a saldo zero per le casse dello Stato: si stima infatti che il solo gettito aggiuntivo per il 2026 possa aggirarsi attorno ai seicento milioni di euro, una somma che deriva dalla cancellazione di quello che veniva definito un ‘sussidio ambientalmente dannoso’, ossia la tassazione storicamente più leggera di cui godeva il gasolio nonostante il suo maggiore impatto in termini di emissioni inquinanti.
Le conseguenze sui listini e il peso sulla rete autostradale
La situazione, peraltro, appare in continua evoluzione e non si escludono ulteriori ritocchi nell’arco delle prossime ore, complice anche la dinamica dei prezzi internazionali e le strategie commerciali delle singole compagnie. Tamoil, per citare un caso tra i maggiori operatori, ha già ritoccato al rialzo di un centesimo al litro i prezzi consigliati di entrambi i carburanti, un segnale che lascia presagire una certa volatilità del mercato. Il vero salasso, però, si consuma sulle tratte autostradali, un contesto in cui le maggiori spese di gestione e le concessioni sembrano amplificare i rincari: qui, per un pieno di gasolio in modalità servita, si arriva a toccare la soglia dei 2,075 euro al litro, una cifra che rende l’idea del peso crescente della mobilità privata e, soprattutto, dell’autotrasporto. L’effetto di questi aumenti, inevitabilmente, finirà per propagarsi lungo l’intera filiera dei beni di consumo, dal momento che la stragrande maggioranza delle merci viaggia proprio su gomma.
Il nuovo scenario dei prezzi alla pompa tra rete ordinaria e autostrade
Se sulla rete ordinaria il prezzo medio del gasolio si attesta sui valori segnalati, con punte differenziate tra i marchi delle compagnie – che arrivano a 1,724 euro – e le cosiddette pompe bianche, ferme a 1,694 euro, in autostrada il discorso cambia radicalmente. Qui la benzina self service viaggia a 1,769 euro, mentre se si opta per il servito si superano abbondantemente i due euro, con una forbice che rende sempre più oneroso l’uso dell’auto per i lunghi percorsi. Il metano e il Gpl, seppur con oscillazioni minori, seguono la stessa tendenza, con il primo che in autostrada tocca 1,463 euro al chilogrammo. Una dinamica, questa, che fotografa un momento preciso della politica energetica e fiscale del paese, i cui effetti concreti sono sotto gli occhi di automobilisti e imprenditori.




