Buono pasto agli infermieri in turnazione notturna, il Tribunale di Grosseto dà ragione al Nursing Up
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Redazione Interno
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GROSSETO. Una sentenza, destinata a creare un precedente sostanziale per tutte le aziende sanitarie italiane, è stata depositata nelle scorse ore dalla Sezione Lavoro del Tribunale di Grosseto. Il giudice, accogliendo la causa pilota promossa dal sindacato Nursing Up nei confronti dell’Azienda USL Toscana Sud Est, ha riconosciuto il pieno diritto al pasto – o al buono sostitutivo – per tutto il personale sanitario impegnato nei turni notturni che, a causa delle specifiche esigenze organizzative del servizio, si trovi nell’impossibilità materiale di usufruire della mensa.
Si tratta di una pronuncia che, andando a toccare le maglie talvolta opache della contrattazione decentrata, restituisce dignità economica a una pratica lavorativa finora troppo spesso ignorata dalla prassi amministrativa.
Il principio della prescrizione decennale e i dettagli della causa
Nel merito della decisione, il Tribunale non si è limitato a sancire la spettanza del beneficio per ogni turno la cui durata eguagli o superi la soglia delle sei ore, ma ha accolto un principio di portata ben più dirompente per le casse delle amministrazioni: l'applicazione della prescrizione decennale per i crediti maturati e non corrisposti.
Questa interpretazione, che si allinea a un orientamento consolidato dalla giurisprudenza della Cassazione in materia, rigetta la tesi, spesso sostenuta dalle aziende, della prescrizione breve quinquennale tipica delle voci retributive periodiche.
Se, da un lato, il buono pasto viene classificato come un elemento di natura assistenziale – finalizzato al recupero delle energie psicofisiche del lavoratore e non come un mero accessorio della retribuzione –, dall'altro l'inadempienza datoriale configura un vero e proprio illecito contrattuale, la cui azione risarcitoria, come sottolineato dagli esperti legali del settore, può legittimamente essere fatta valere per un intero decennio lavorativo.
Sanità, i tre fronti aperti tra sentenze, decreti e sicurezza
La vittoria di Grosseto, per quanto significativa, rappresenta solo uno dei tre versanti caldi su cui il mondo dell'assistenza infermieristica si sta giocando il proprio futuro professionale. Mentre il 2026 segna una svolta per quanto riguarda le vertenze economiche – con migliaia di infermieri pronti a recuperare arretrati che, in casi recenti di contenziosi simili, hanno raggiunto cifre considerevoli pro-capite –, la categoria preme con forza anche sul tavolo politico per il riconoscimento della gravosità e dell'usura della professione.
Un disegno di legge, attualmente all'esame della Camera, propone infatti di inserire definitivamente gli operatori sanitari nelle liste dei lavoratori usuranti, aprendo le porte a forme di pensionamento anticipato che allevierebbero il logorio psicofisico di decenni di turni massacranti. A completare questo scenario, tuttavia, c'è un'ombra inquietante che nessuna sentenza sembra ancora riuscire a dissipare: quella della violenza crescente nei luoghi di cura.
L'emergenza aggressioni e il peso della professione
Nonostante i ripetuti appelli alla civiltà e le inasprimenti delle pene varate dal governo, i dati relativi alla sicurezza restano drammaticamente allarmanti. L'ultimo rapporto del Ministero della Salute, se da un lato registra una sostanziale stabilità nel numero di episodi violenti rispetto all'anno precedente – un dato che, paradossalmente, potrebbe riflettere una maggiore propensione alla denuncia più che un effettivo calo della conflittualità –, dall'altro conferma i sanitari come bersaglio principale di un malessere sociale che spesso esplode nei Pronto Soccorso.
Con oltre diciotto mila aggressioni verbalizzate nel solo 2025 e una percentuale che vede gli infermieri costituire oltre la metà delle vittime (55% dei casi), il rischio di burnout e abbandono della professione diventa un'emergenza nazionale. In questo contesto infuocato, la storica sentenza di Grosseto riaccende una speranza concreta: quella di vedere riconosciuti, finalmente, anche i diritti economici più elementari, in attesa che le istituzioni garantiscano l'unico vero bene di cui questi lavoratori hanno bisogno, ovvero la sicurezza fisica e la tutela della loro salute mentale.




