Guerre e sanità, oltre mille professionisti sanitari uccisi. L’inchiesta della Cnn sugli attacchi in Iran: colpiti ospedali e scuole. Nursing Up: “Infermieri i più esposti”
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Redazione Esteri
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Negli scenari bellici che caratterizzano l’attuale fase storica, un dato emerge con preoccupante regolarità dai rapporti delle organizzazioni internazionali e dalle inchieste giornalistiche: la sanità, con i suoi presidi e i suoi operatori, è diventata un bersaglio frequente, se non sistematico. Oltre mille professionisti sanitari hanno perso la vita nei conflitti più recenti, un tributo di sangue che vede gli infermiani, per la loro capillare presenza in prima linea, costituire la categoria più esposta a questo stillicidio di violenza. Il fenomeno, lungi dall’essere circoscritto a un singolo teatro bellico, attraversa le crisi in Medio Oriente, Ucraina e altre aree di tensione, configurando una vera e propria emergenza umanitaria che mina alle fondamenta il diritto alla cura delle popolazioni civili. L’Organizzazione mondiale della sanità, attraverso i suoi sistemi di monitoraggio, ha documentato centinaia di attacchi a strutture sanitarie, con migliaia di feriti tra coloro che indossano un camice, in un contesto in cui ospedali e ambulanze, avamposti di soccorso, vengono sistematicamente presi di mira o danneggiati dai bombardamenti.
L’analisi forense della Cnn: ospedali e scuole nel mirino dei raid in Iran
Un’approfondita inchiesta della Cnn, firmata dalla giornalista investigativa Katie Polglase, ha gettato luce sugli effetti collaterali, per nulla marginali, dei bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele in Iran. Attraverso la verifica di video diffusi online, immagini satellitari e l’analisi delle armi impiegate, l’inchiesta ha ricostruito come diversi attacchi, ufficialmente diretti contro “complessi di intelligence, stazioni di polizia e l’emittente statale iraniana”, abbiano in realtà colpito aree densamente popolate e infrastrutture civili. A Teheran, a circa trenta metri dal complesso dell’emittente IRIB, sorge l’Ospedale Gandhi, uno dei più grandi della capitale: le immagini mostrano finestre esplose e pareti crollate, con pazienti, inclusi neonati, evacuati d’urgenza. Le bombe da duemila libbre, il cui cratere è stato rilevato dalle immagini satellitari, posseggono un raggio d’azione letale che si estende per oltre trecento metri, un dato che rende la prossimità a obiettivi militari di per sé una condanna per le strutture sanitarie e per chi vi si trova. Danni rilevanti sono stati documentati anche all’Ospedale Motahari, vicino al quartier generale della polizia, e all’Ospedale Khatam, mentre fumo si levava dalla sede della Mezzaluna Rossa iraniana.
Una scuola elementare distrutta e il prezzo pagato dai civili
L’inchiesta della Cnn ha portato alla luce episodi di particolare gravità anche fuori dalla capitale, a dimostrazione di una strategia che, nell’intento di colpire obiettivi ritenuti strategici, non ha risparmiato luoghi simbolo della vita civile. A Minab, nel sud del Paese, il bombardamento della scuola elementare Shajaba Tayyiba ha causato, secondo i media statali iraniani, la morte di oltre centosessanta studenti e membri del personale. L’istituto sorgeva a circa sessanta metri da una base militare, una prossimità che, unita alla potenza degli ordigni, ha trasformato un luogo di istruzione in un cimitero. A ciò si aggiunge l’attacco a una palestra nella provincia di Fars, dove si trovavano venti giocatori di pallavolo, edificio situato anch’esso in prossimità di una stazione di polizia. Il bilancio complessivo delle vittime, sebbene di difficile verifica indipendente, ha superato quota mille secondo l’organizzazione Human Rights Activists News Agency, con migliaia di feriti e danni a circa seimila infrastrutture civili, tra cui edifici residenziali, come riportato dalla Croce rossa.
La denuncia del sindacato: “Infermieri bersaglio numero uno”
In questo scenario di devastazione, il sindacato Nursing Up ha voluto puntare i riflettori sulla condizione dei professionisti sanitari, veri e propri scudi umani in un conflitto che non riconosce più le convenzioni internazionali. “Da Gaza a Kiev, da Kiev a Teheran: quando ospedali e ambulanze finiscono sotto attacco, a finire nel mirino sono i professionisti sanitari, in particolare gli infermieri”, ha dichiarato Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, sottolineando come proteggere chi cura significhi difendere il diritto alla salute delle popolazioni in contesti dove la sanità è già una realtà precaria e complessa. I dati internazionali, che fotografano una realtà agghiacciante, indicano come gli infermieri, rappresentando circa il 59% della forza lavoro sanitaria globale, siano naturalmente i più esposti: in Ucraina, dall’inizio della guerra, si contano oltre milleseicento attacchi a strutture sanitarie e più di centosettanta professionisti uccisi, in maggioranza infermieri; a Gaza, le stime parlano di oltre mille professionisti sanitari uccisi, con il settanta per cento degli ospedali non più operativi.
Il sistema sanitario in ginocchio tra sfollati e aiuti bloccati
L’impatto dei conflitti sulla sanità non si limita alle vittime dirette tra il personale, ma produce conseguenze a catena che aggravano ulteriormente la crisi umanitaria. La distruzione delle infrastrutture e la crisi logistica stanno compromettendo la capacità dei sistemi sanitari di garantire cure essenziali, in particolare per i soggetti più fragili come i malati cronici e i pazienti oncologici. A Teheran, l’escalation militare ha provocato oltre centomila sfollati, mentre in Libano se ne contano più di sessantamila. Il Global Health Emergencies Logistics Hub delle Nazioni Unite a Dubai, snodo cruciale per la gestione delle emergenze sanitarie, ha dovuto sospendere temporaneamente le operazioni a causa dell’insicurezza regionale, bloccando forniture sanitarie umanitarie per milioni di dollari, inclusi medicinali destinati a Gaza e materiali di laboratorio per la sorveglianza della poliomielite. A ciò si aggiunge che, come riportato dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, anche diverse strutture e operatori della Croce rossa iraniana sono stati colpiti, con tredici soccorritori feriti e magazzini distrutti, in un contesto in cui le squadre di soccorso lavorano sotto pressione per rispondere a un’affluenza massiccia di pazienti, mentre le interruzioni delle telecomunicazioni ostacolano i flussi di informazioni.




