Stellantis, l’addio al PureTech? La svolta Firefly che cambia i piani sul mercato europeo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fca e Psa, che da oltre un anno opera sotto la guida di un nuovo amministratore delegato dopo l’uscita di scena di Carlos Tavares, sembra intenzionato a riscrivere la strategia sui motori a combustione per il Vecchio Continente. Secondo quanto anticipato dalla rivista specializzata brasiliana Quatro Rodas, circola con insistenza l’ipotesi di un graduale abbandono dei propulsori benzina compatti dotati di cinghia di distribuzione in bagno d’olio, i famigerati 1.2 PureTech, per lasciare spazio – o quantomeno per affiancare con un peso specifico maggiore – ai motori della famiglia Firefly, quelli che utilizzano invece la più tradizionale e robusta catena metallica. Una mossa, questa, che se confermata rappresenterebbe un vero e proprio terremoto negli equilibri tecnici del colosso, spostando il baricentro delle decisioni dai progetti ereditati dal know-how francese del vecchio gruppo Psa a quelli sviluppati in ambito Fiat, con un chiaro zampino dell’ingegneria italiana e brasiliana.

Per centinaia di migliaia di automobilisti sparsi per l’Europa, il 1.2 PureTech è stato (ed è tuttora) sinonimo di ansia e di spese impreviste. Il problema storico, lo sappiamo, risiede proprio in quella cinghia che gira a bagno d’olio: il lubrificante, a causa della composizione chimica del materiale e delle sollecitazioni termiche, tende a degradare la gomma, la quale si sgretola e rilascia frammenti nell’olio motore. Questi residui, simili a fanghiglia, vanno a ostruire la pompa dell’olio e la griglia di aspirazione, causando una fatale mancanza di lubrificazione che può portare al grippaggio del motore. Una debolezza strutturale che ha costretto il gruppo a richiami in officina su scala globale e che ha alimentato cause legali a non finire, minando la fiducia in brand come Peugeot, Citroën e Opel.

Un ritorno al passato (ma con la catena) per riconquistare i clienti

Ma attenzione: i Firefly non rappresentano una novità tecnologica assoluta, tutt’altro. Sono motori che il gruppo conosce bene, avendoli già utilizzati ampiamente su modelli come Fiat Tipo, Jeep Renegade e sulla 500 Hybrid, oltre che su diverse vetture nel mercato sudamericano. La loro caratteristica principale, che li rende agli antipodi rispetto ai PureTech, è proprio la distribuzione a catena: una soluzione che nella percezione comune degli automobilisti (e spesso anche nella realtà dei fatti, se l’impianto di tensionamento è ben progettato) garantisce una durata molto più lunga e una manutenzione decisamente meno invasiva. Non a caso, la terza generazione del PureTech (quella nata per tamponare l’emergenza) ha già abbandonato la cinghia umida per passare proprio alla catena, ma la paura e la diffidenza nei confronti del marchio “PureTech” sono ormai difficili da estirpare.

Secondo la ricostruzione della rivista brasiliana, che ha dato il via alla notizia, il ragionamento in casa Stellantis sarebbe più politico che strettamente tecnico. Utilizzare i Firefly in Europa significherebbe rilanciare le competenze ingegneristiche di Fiat all’interno di un gruppo dove, fino a poco tempo fa, sembrava prevalere l’asse franco-tedesco. D’altronde, i numeri parlano chiaro: i richiami in officina non sono finiti. Solo pochi giorni fa, l’azienda ha annunciato il ritiro di circa 44.000 vetture nel Regno Unito (e di circa 700.000 a livello globale) per un rischio incendio legato ai modelli più recenti dotati di sistema mild-hybrid. Il problema, in questo caso specifico, riguardava il cosiddetto “Belt Starter Generator” e il filtro antiparticolato, ma il nome “PureTech” finiva ancora una volta sulle prime pagine dei giornali di settore.

Il fronte normativo e la sfida dell’elettrificazione

Ovviamente, un’operazione del genere non può limitarsi a un semplice “copia e incolla” dei motori già visti in Sudamerica. Il mercato europeo è blindato dalle future normative Euro 7, che impongono limiti severissimi alle emissioni. Quindi, anche se la base meccanica dei Firefly fosse più affidabile, sarebbe necessario un profondo lavoro di aggiornamento per renderli conformi. Le ipotesi sul tavolo, come riportato da varie testate specializzate, includono l’adozione di sistemi mild-hybrid a 48 Volt, l’integrazione con cambi a doppia frizione elettrificati e una generale ottimizzazione della combustione per abbassare i consumi e la produzione di Co2.

Un aspetto, quest’ultimo, che dimostra come Stellantis non voglia (o forse non possa) ancora mollare la presa sui motori termici nonostante la transizione green imposta dall’agenda europea. La strada delle macchine elettriche pure, sebbene in crescita, sta incontrando rallentamenti e resistenze da parte del pubblico, e avere un parco motori a benzina affidabile e “pulito” è fondamentale per finanziare lo sviluppo futuro.

Le reazioni indirette del mercato e la concorrenza

La tensione sul tema è palpabile a tal punto che i competitor hanno provato ad approfittarne. Qualche mese fa, la cinese Byd lanciò in Italia una campagna pubblicista spudorata chiamata “Operazione Purefication”, offrendo bonus fino a 10.000 euro a chi rottamava un’auto con la cinghia a bagno d’olio per comprare una delle loro elettriche. Il messaggio, chiaramente diretto contro Stellantis, è finito però nel mirino dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), che l’ha giudicato denigratorio, imponendone la sospensione. Un episodio che dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, quanto il nervo scoperto dei motori 1.2 sia percepito come un’arma da fuoco dai concorrenti.

Al momento, dalla sede di Stellantis non è arrivata alcuna smentita ufficiale né, tantomeno, una conferma. Tuttavia, l’indiscrezione dei giornalisti brasiliani ha il sapore di quelle notizie che spesso precedono i comunicati stampa ufficiali. Se la svolta venisse confermata, ci troveremmo di fronte a un vero e proprio cambio di casacca per le utilitarie europee dei prossimi anni: meno Psa, più Fiat. E, per gli automobilisti, la speranza di poter finalmente voltare pagina su un incubo fatto di cinghie che si sciolgono e motori che vanno in pezzi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.