Bonaccini e i dem attaccano la manovra: "Governo traditore, crescita a zero"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Stefano Bonaccini, eurodeputato e presidente del Pd, definisce la legge di bilancio del governo come “inutile, persino dannosa”, un giudizio che, se da un lato fotografa la netta opposizione del partito, dall'altro ne sintetizza la critica principale: l'assenza totale di misure per la crescita. «Non prevede alcuna misura per la crescita, che sarà pari allo zero anche nei prossimi tre anni, la peggiore tra tutti i 27 Paesi europei», afferma Bonaccini, il quale, senza mezzi termini, accusa l'esecutivo di aver portato il Paese a “perdere competitività e attrattiva” in un contesto internazionale già di per sé complesso. Le sue parole, peraltro, arrivano in un momento di tensione interna alla maggioranza, che sul testo finanziario ha mostrato crepe non indifferenti, alimentando ulteriormente le critiche dell'opposizione.

Le accuse di tradimento dalle colonne del Senato

Dal Senato, Francesco Boccia, capogruppo del Pd, radicalizza l'attacco e lo personalizza verso la premier, parlando di una “pessima Manovra che certifica il tradimento di Meloni per tutte le sue promesse elettorali”. La sua accusa, articolata e diretta, non si limita alla sola economia ma abbraccia trasversalmente i grandi capitoli della politica nazionale. «Dalla sanità fino alle pensioni, da tre anni il governo tradisce gli italiani», sostiene Boccia, secondo il quale gli alibi per l'esecutivo sarebbero ormai esauriti giunti alla quarta legge di bilancio. «La verità è che hanno tradito il Paese», insiste, «non solo non hanno mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, ma hanno fallito su tutta la linea e gli italiani stanno notevolmente peggio rispetto a tre anni fa», una condizione, la sua, che rimanda a un malessere diffuso e a una delusione percepita come collettiva.

Il ruolo del Pnrr come unico presunto paracadute

Sulla stessa linea, ma con un focus tecnico più marcato, si colloca l'intervento di Piero De Luca, deputato e capogruppo Pd in commissione Affari europei, che bolla la manovra come l'atto che “certifica il proprio fallimento” di un governo incapace di generare sviluppo autonomo. «È ormai evidente – sottolinea De Luca – che senza il Pnrr l’Italia sarebbe già in recessione», una dichiarazione che attribuisce il merito della tenuta economica, per quanto minima, esclusivamente agli investimenti europei del Next Generation EU. Questo punto, in particolare, rappresenta il cuore della contro-narrazione democratica: le politiche economiche dell'esecutivo Meloni, secondo i dem, non solo non hanno prodotto crescita, ma avrebbero lasciato il Paese in una posizione di totale dipendenza dai fondi Ue, vanificando, di fatto, ogni retorica sovranista in materia finanziaria.

Uno scontro che va oltre la normale dialettica parlamentare

Il tono delle critiche, che evoca sistematicamente il “tradimento” delle aspettative popolari, segna un livello di conflitto politico che supera la consueta contrapposizione tra maggioranza e opposizione. L'uso di un linguaggio così netto, unito alla prognosi di una crescita nulla per un triennio, delinea il quadro di uno scontro istituzionale destinato a caratterizzare il dibattito pubblico nei prossimi mesi, soprattutto in considerazione delle scadenze europee e della complessa gestione delle risorse del Pnrr. Le accuse, circostanziate e ripetute da più voci di spicco del Partito Democratico, costruiscono una narrazione di fallimento e di rottura di un patto con gli elettori, lasciando intendere che la battaglia sulla legge di bilancio sia solo il primo atto di una più ampia contestazione dell'operato dell'esecutivo.

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