Margot Robbie e il method dressing per "Cime Tempestose": moda come estensione narrativa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’attesa per “Cime Tempestose”, opera che la regista Emerald Fennell ha voluto racchiudere tra virgolette a segnalarne la natura di rilettura, prosegue in una fase di peculiare fermento, alimentata non soltanto dalle prime reazioni al film ma anche da una campagna promozionale che si configura come un capitolo a sé stante, denso di significati. La pellicola, la cui trama ruota attorno alla relazione tormentata e vendicativa tra Catherine e Heathcliff, interpretati rispettivamente da Margot Robbie e Jacob Elordi, ha infatti polarizzato le opinioni ben prima del suo arrivo nelle sale, previsto per il febbraio del 2026, toccando nervi scoperti sia nel mondo della letteratura che in quello del cinema.
Uno stile che racconta
In questo contesto, il press tour intrapreso da Margot Robbie si trasforma in un vero e proprio laboratorio di stile, dove la moda cessa di essere mero accompagnamento per divenire linguaggio autonomo e complementare. L’attrice, insieme al suo stylist Andrew Mukamal, ha infatti imboccato con coerenza la strada del cosiddetto “method dressing”, una pratica che, sfumando i confini tra finzione e realtà, utilizza l’abbigliamento per tessere un dialogo continuo con l’opera cinematografica. Ogni apparizione pubblica, di conseguenza, viene concepita come un’estensione psicologica del personaggio di Catherine Earnshaw, permettendo allo spettatore di intuire, attraverso tessuti, silhouette e riferimenti storici, le atmosfere gotiche e le passioni represse che pervadono il film.
I look come collettori di atmosfere
I look scelti da Robbie, mai scontati e sempre carichi di un intento comunicativo preciso, attingono a piene mani dall’estetica vittoriana per rielaborarla in una chiave contemporanea, suggerendo come l’eredità di quel periodo storico continui a esercitare un fascino potente sulla cultura odierna. Questa operazione, che va ben oltre la semplice celebrazione di un’epoca, inra nello stile personale dell’attrice elementi in grado di evocare la tensione erotica e il conflitto sociale che sono il cuore pulsante della storia originale, seppur rivisitata in forma libera e citazionistica dalla regista. Ne emerge un racconto parallelo, fatto di chiffon, strutture e dettagli, che affianca e arricchisce la narrazione principale senza mai sostituirla.
La moda come linguaggio del cinema
L’approccio adottato per questo film riecheggia, per metodologia e ambizione, quello che aveva contraddistinto la campagna promozionale di “Barbie”, dimostrando una crescente consapevolezza del valore narrativo dell’immagine pubblica di un’attrice, soprattutto quando essa è calata in un progetto di così marcata personalità. L’abito, in tal senso, smette di essere un orpello per diventare un mezzo attraverso cui esplorare le sfumature più complesse di un personaggio, aggiungendo strati di significato che la pellicola stessa potrà poi sviluppare o semplicemente suggerire. Si tratta di una strategia che, ponendo al centro la coerenza visiva e concettuale, contribuisce a costruire un universo coerente attorno all’opera, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza che inizia molto prima dell’ingresso in sala.




