Margot Robbie e il method dressing in passerella per 'Cime tempestose'

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La promozione di "Cime Tempestose", l'attesa trasposizione cinematografica firmata da Emerald Fennell, ha offerto a Margot Robbie l'occasione per trasformare le varie première internazionali in una sorta di estensione stilistica del film stesso. L'attrice australiana, la cui presenza sul red carpet è ormai un evento mediatico a sé stante, ha infatti adottato una strategia di *method dressing* che rispecchia in modo puntuale l'estetica e le atmosfere della pellicola. Per la serata di Los Angeles, ad esempio, ha indossato un abito Schiaparelli realizzato esclusivamente per lei, un'opera che, con i suoi volumi scultorei e i contrasti cromatici, sembra tradurre in tessuto la natura passionale e drammatica della storia. I suoi look, divenuti virali sui social network, non sono dunque mere scelte di moda, ma veri e propri commenti visivi che anticipano e accompagnano il tono del lavoro della regista, creando un dialogo coerente tra l'immagine della protagonista fuori dallo schermo e il personaggio che interpreta sullo schermo.

Un adattamento che si dichiara tale

La pellicola, in uscita in Italia, si presenta fin dal Titolo tra virgolette, come a voler marcare una distanza precisa e dichiarata rispetto all'opera originale. Emerald Fennell, regista premio Oscar, ha più volte precisato di non aver voluto realizzare un adattamento canonico del romanzo di Emily Brontë, bensì di aver portato sullo schermo quella che definisce la propria "fan fiction", la storia d'amore oscura e viscerale che ha immaginato durante la lettura. Si tratta, in sostanza, di un'operazione di rilettura personale che privilegia l'impressione emotiva suscitata dal libro rispetto a una trasposizione letterale. La scelta, che alcuni potrebbero considerare audace, si traduce in un film che mostra Catherine Earnshaw e Heathcliff non necessariamente così come furono scritti nel XIX secolo, ma piuttosto come figure mitizzate nell'immaginario collettivo di generazioni di lettori, sospese tra struggimento e furia.

La sfida di addomesticare un classico

Misurarsi con un classico ingombrante come "Cime Tempestose" impone inevitabilmente una scelta di campo, che oscilla tra il rigore filologico, talvolta percepito come un ossequioso rispetto, e l'interpretazione più libera e soggettiva. Fennell ha optato decisamente per la seconda strada, addomesticando la trama al proprio ricordo e alla propria sensibilità. Il risultato, stando alle prime visioni, è un'opera impetuosa e di grande impatto visivo, dove la forza delle immagini e delle performance cerca di catturare lo spirito turbolento del romanzo più che la sua lettera. Il film, prodotto dalla Warner Bros e interpretato, oltre che da Robbie, da Jacob Elordi nel ruolo di Heathcliff, sembra dunque concentrarsi sull'essenza di quel legame distruttivo e sulla sua carica passionale, elementi che hanno garantito al testo della Brontë una longevità straordinaria.

Estetica e sostanza di un'operazione coerente

La coerenza tra la campagna di promozione, affidata in parte al guardaroba di Robbie, e l'intento dichiarato del film appare quindi totale. Se il "Cime Tempestose" di Fennell è una personale rielaborazione, anche i look dell'attrice sono rielaborazioni in chiave moda dello stesso immaginario. Non si tratta di costumi di scena, ma di allusioni colte e raffinate che costruiscono un ponte tra l'evento mondano e l'esperienza cinematografica. Questa sinergia, che coinvolge regia, performance e comunicazione esterna, delinea i contorni di un prodotto culturale pensato in maniera organica, dove ogni aspetto concorre a veicolare una visione precisa e riconoscibile. La scelta di un abito come quello di Schiaparelli, con i suoi riferimenti alla couture e il suo carattere narrativo, non è quindi accessoria, ma parte integrante di una strategia che confonde volutamente i confini tra finzione e realtà, tra personaggio e interprete.

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