Crisi Volkswagen, Porsche spinge sui tagli e cresce lo scontro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi Volkswagen entra in una nuova fase dopo la richiesta di Porsche Automobil Holding SE di accelerare sulla riduzione dei costi e della sovraccapacità del gruppo tedesco. La holding, maggiore azionista di Volkswagen, ha assunto una posizione più rigida che ha riacceso le preoccupazioni sullo scontro sociale legato ai possibili tagli, con il coinvolgimento di sindacati e autorità pubbliche tedesche. La pressione arriva mentre anche altri grandi produttori automobilistici tedeschi affrontano difficoltà legate alla trasformazione del settore e alla necessità di intervenire sui conti.

La posizione di Porsche si è rafforzata dopo i risultati del primo semestre, che hanno evidenziato perdite per 2,2 miliardi di euro per il marchio di Stoccarda. Il presidente Hans Dieter Poetsch ha chiesto alla casa madre un rapido cambio di strategia, sottolineando che il rinvio delle decisioni aumenta la dimensione dei problemi da affrontare. Poetsch, che siede anche nel consiglio di sorveglianza di Volkswagen, ha criticato di fatto i tempi del piano di risanamento, ancora non finalizzato dopo mesi di discussioni su possibili esuberi, chiusure di stabilimenti e una riduzione della produzione.

La pressione sui costi aumenta per Volkswagen e Porsche

La richiesta avanzata da Porsche arriva in un momento delicato per Volkswagen, chiamata a intervenire sulla struttura dei costi e sulla capacità produttiva. La fermezza della holding ha avuto un impatto anche sulla Borsa di Francoforte, dove Porsche Automobil Holding SE ha registrato una frenata nel listino DAX 30. Il confronto sul futuro del gruppo coinvolge quindi non soltanto gli aspetti economici, ma anche le conseguenze sociali delle misure ipotizzate, con il tema dei tagli al personale al centro del dibattito.

Le difficoltà di Volkswagen non riguardano soltanto il gruppo nel suo insieme, ma colpiscono anche uno dei suoi marchi più riconoscibili. Porsche, simbolo dell’industria automobilistica tedesca, ha registrato un risultato negativo che ha spinto i vertici a chiedere interventi più rapidi. La richiesta di accelerare sulle decisioni nasce dalla necessità di affrontare una fase nella quale i ritardi, secondo la posizione espressa dalla holding, rendono più complesso il percorso di risanamento.

BMW riduce il personale mentre il settore auto tedesco rallenta

Anche BMW, che per anni aveva mostrato una maggiore capacità di tenuta rispetto ad altri costruttori tedeschi, è ora alle prese con una fase di ridimensionamento. Il margine operativo della divisione auto è sceso al 2,3%, rispetto al 5,4% dell’anno precedente, mentre l’utile ante imposte è diminuito del 35% e l’utile netto si è fermato a 1,7 miliardi di euro. Milan Nedeljković, membro del consiglio di amministrazione responsabile della produzione, ha definito i risultati del secondo trimestre “insoddisfacenti”.

La casa automobilistica bavarese ha comunicato un piano che prevede la riduzione di circa 8.000 posti di lavoro entro la fine del 2027, pari a poco più del 5% dell’organico complessivo. La maggior parte del ridimensionamento dovrebbe interessare la Germania. La scelta arriva dopo una fase in cui BMW aveva mantenuto una posizione più solida rispetto a Porsche, Mercedes e Volkswagen, ma ora risente anche del peso della transizione ecologica e della nuova concorrenza, soprattutto quella proveniente dall’Oriente.

Il quadro che emerge riguarda quindi diversi protagonisti dell’industria automobilistica tedesca impegnati a rivedere costi, produzione e organizzazione interna. Volkswagen è al centro delle tensioni per la richiesta di interventi più veloci arrivata da Porsche, mentre BMW ha già annunciato un percorso di riduzione del personale. Le decisioni sui tagli e sui piani industriali restano il punto principale del confronto tra aziende, lavoratori e istituzioni tedesche.

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