Volkswagen, l'ultimatum delle famiglie Porsche-Piëch: agire subito, il gruppo è a un bivio storico
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Redazione Economia
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Le famiglie Porsche e Piëch alzano la pressione su Volkswagen. Il principale azionista del gruppo tedesco, attraverso la holding Porsche Automobil Holding, chiede al management di agire rapidamente per recuperare competitività, mentre il ceo Oliver Blume sta preparando una nuova e profonda ristrutturazione per rispondere agli elevati costi industriali, ai dazi e soprattutto alla crescente concorrenza dei costruttori cinesi.
La presa di posizione della proprietà aumenta la pressione sull'amministratore delegato, chiamato a trasformare il gruppo mentre i risultati operativi rallentano e la concorrenza dei produttori cinesi si fa più intensa.
La holding di controllo alza la voce
Porsche Automobil Holding, la holding di controllo della casa automobilistica di lusso Porsche e principale azionista del gruppo Volkswagen con il 31,9% del capitale e il 53,3% dei diritti di voto, spinge con forza perché a Wolfsburg vengano prese decisioni rapide sui piani di ristrutturazione.
Il presidente del consiglio di gestione della Porsche SE, Hans Dieter Pötsch, ha sottolineato che il gruppo si trova a un bivio storico e che ogni giorno di attesa non fa che aggravare i problemi, motivo per cui la holding si schiera apertamente a fianco del management e delle sue proposte, come ha ribadito anche il direttore finanziario Johannes Lattwein, escludendo qualsiasi forma di "Denkverbot" ovvero di veto mentale, per affrontare la crisi e riportare il gruppo alla piena competitività.
I conti in rosso e la svalutazione record
Alla base di questa presa di posizione molto netta ci sono i conti della stessa Porsche SE, che ha registrato una perdita di 2,2 miliardi di euro nel primo semestre del 2026, in forte controtendenza rispetto all'utile di 300 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Questa cifra è dovuta principalmente a una svalutazione da 3 miliardi di euro sulla partecipazione in Volkswagen, a cui si aggiunge un'altra rettifica di valore di 200 milioni di euro per la quota nella casa di Zuffenhausen.
La holding, che ha una posizione debitoria di circa 5 miliardi di euro, vede il valore del suo investimento principale erodersi a causa delle difficoltà del gruppo e degli oneri legati alla transizione, e per questo chiede un cambio di passo immediato.
Il piano di Blume e le resistenze interne
L'amministratore delegato Oliver Blume, che già a fine giugno aveva visto il suo piano di stretta sui costi naufragare in consiglio di sorveglianza a causa dell'opposizione dei rappresentanti dei lavoratori e del Land della Bassa Sassonia, si trova ora a dover gestire una situazione sempre più complessa. Il management sta valutando un ulteriore taglio di circa 50.000 posti di lavoro, che si andrebbero ad aggiungere ai 50.000 già concordati in precedenza, portando il totale a circa 100.000 esuberi a livello globale; inoltre, quattro stabilimenti tedeschi (Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm) sono a rischio chiusura a causa di un eccesso di capacità produttiva di circa 500.000 veicoli l'anno in Europa, e la pressione delle famiglie di controllo non fa che aumentare l'urgenza di trovare una soluzione.
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