L'Italia vince in Moldavia ma fatica, decisive le reti nel finale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nonostante il risultato netto che il tabellino consegnerà alla storia, l'Italia ha inanellato la sua quinta vittoria consecutiva sotto la guida del ct Gattuso superando la Moldavia per 2-0 in trasferta, un successo che, se da un lato consolida la posizione in classifica, dall'altro non nasconde le profonde difficoltà incontrate da una squadra apparsa a tratti spenta e prevedibile. La partita, giocata sul campo di Cojuhar nell'ambito della penultima giornata delle qualificazioni mondiali, si è rivelata un'impresa ben più ardua del previsto, costringendo gli Azzurri a un'estenuante attesa prima di riuscire a scardinare la compatta difesa avversaria, cosa avvenuta soltanto a pochi minuti dal termine con un'azione risolutiva nata dalla panchina.

Un assedio sterile e poco convincente

Per la gran parte della sfida, la Nazionale ha mostrato una carenza palpabile di iniziativa e di quelle doti, come la velocità di movimento e la qualità nel passaggio, che solitamente caratterizzano un gioco offensivo di alto livello. L'assedio alla porta moldava, seppur continuo, è parso spesso sterile, costruito con lentezza e senza quella cattiveria agonistica necessaria per mettere in seria difficoltà avversari disciplinati e schierati in difesa. La mancanza di dinamismo ha reso il gioco azzurro piatto e prevedibile, alimentando una sensazione di frustrazione che è cresciuta con il passare dei minuti, in un contesto dove le soluzioni individuali sono rimaste latitanti e la costruzione manovrata non ha prodotto occasioni davvero pericolose.

I cambi come chiave di volta

A sbloccare una situazione che si avviava verso un esito del tutto insoddisfacente sono stati, non a caso, alcuni degli uomini introdotti nel corso della seconda metà di gioco. Al settantacinquesimo minuto, l'ingresso di Federico Dimarco al posto di Cambiaso ha portato sulla fascia sinistra una diversa propensione al cross, qualità che si è rivelata decisiva all'ottantottesimo quando il suo lancio preciso ha trovato la testa di Gianluca Mancini, il quale, dopo un'ottima stagione club segnata dalla cosiddetta "cura Gasperini", ha finalizzato di potenza il primo gol azzurro. La rete ha sollevato la squadra, permettendole di amministrare meglio i minuti di recupero e di trovare addirittura il raddoppio, ancora una volta con un inserimento dalla panchina: è stato infatti Pio Esposito, entrato al sessantacinquesimo minuto per Raspadori, a siglare la rete del definitivo 2-0 con un colpo di testa su assist di Politano, trovando così la sua seconda marcatura in maglia azzurra e confermando la sua innata attitudine al gol.

Le criticità emerse e il pericolo scampato

La vittoria, seppur fondamentale per il percorso di qualificazione, non può occultare le verità emerse dal campo di Chisinau, prima fra tutte la fragilità offensiva mostrata contro una formazione tecnicamente più modesta. L'eccessivo turnover in squadra, se da un lato può servire a testare opzioni e gestire l'energia, in questa circostanza ha forse contribuito a creare una certa discontinuità di gioco, esponendo la formazione a rischi inutili in una partita che, sulla carta, avrebbe dovuto essere gestita con maggiore autorità. I gol nel finale hanno di fatto evitato quello che, dopo le sconfitte contro Svizzera e Norvega, sarebbe potuto essere etichettato come il terzo risultato negativo di rilievo in un arco di tempo relativamente breve, un pareggio che, in questo contesto, avrebbe avuto il sapore amaro di una sconfitta.

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