L'Italia fatica ma batte la Moldavia, ora i playoff per i mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sarebbe bastato affacciarsi, quella sera, da una delle tante finestre che circondano lo stadio Zimbru di Chisinau per assistere a uno spettacolo di gran lunga superiore: un gigantesco murale, alto dieci piani e intitolato non a caso «Hope», ritrae una ragazzina che si libra in volo tra le stelle. Una visione onirica e potente, che ha finito per rappresentare, per lunghi tratti, l’unico motivo di sollievo estetico in una serata altrimenti piatta, se non angosciosa. Sull’erba sintetica del campo moldavo, infatti, la squadra italiana ha corso rischi inutili, impiegando ben ottantotto minuti per trovare la via del gol contro una formazione che, pur onesta e combattiva, occupa l’ultimo posto nel girone di qualificazione. Un’attesa snervante, punteggiata da azioni spesso sfilacciate e da una noia mortale, che ha fatto temere fino all’ultimo il peggio, ovvero una figuraccia dalle conseguenze psicologiche imprevedibili.

I cambi e la svolta nel finale

La partita, che si è risolta solo nel finale, ha dimostrato come un turnover eccessivo possa generare una certa disorganizzazione, privando il collettivo di quella fluidità che sarebbe stata necessaria per controllare le sorti dell’incontro sin dai primi minuti. Quando ormai sembrava che l’impresa sarebbe fallita, l’esito è giunto proprio dall’ingresso di quegli elementi freschi che l’allenatore aveva prudentemente tenuto in serbo. A sbloccare il risultato è stato un colpo di testa in tuffo di Gianluca Mancini, il quale, servito da un cross preciso di Dimarco proveniente dalla fascia sinistra, ha finalmente perforato la difesa avversaria. Un giocatore, Mancini, che sembra aver ritrovato smalto e convinzione grazie alla cosiddetta “cura Gasperini”, trovando in quel momento il riscatto personale dopo una partita di grande sacrificio.

Il raddoppio e i segnali per il futuro

Il secondo gol, giunto a partita ormai conclusa, ha avuto un copione molto simile al primo, sebbene l’azione si sia sviluppata questa volta sul lato opposto del campo. È stato Politano, anch’egli subentrato nel secondo tempo, a fornire un cross altrettanto preciso dalla destra, che Pio Esposito ha deviato di testa alle spalle del portiere, trovando il modo di far sentire il suo peso nell’area di rigore nonostante la giovane età. Questi due episodi, se da un lato hanno evitato un esito catastrofico, dall’altro hanno messo in luce la necessità di una riflessione più ampia sulla gestione di una squadra che, per le sue caratteristiche, va protetta e guidata con attenzione, evitando di esporla a tensioni superflue. La qualificazione al campionato del mondo, infatti, non è ancora acquisita e passerà obbligatoriamente attraverso il percorso dei playoff previsti per il prossimo marzo.

La strada che resta da fare

Quella contro la Moldavia, in un contesto calcistico più ampio, potrebbe non essere l’ultimo confronto tra le due nazionali; esiste la possibilità concreta, sebbie remota, che i loro destini si incrocino di nuovo proprio nella fase degli spareggi, dove il peso e il significato della sfida sarebbero completamente diversi. L’intero percorso di qualificazione, del resto, è stato costellato da prestazioni altalenanti che hanno reso necessario questo passaggio aggiuntivo, un’ulteriore prova da superare per accedere alla fase finale. La vittoria, seppur arrivata con fatica, permette alla squadra di conservare una certa fiducia e di affrontare i prossimi impegni con la consapevolezza che il margine di miglioramento esiste, ma deve essere sfruttato con intelligenza e determinazione.

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