Polemica Piantedosi-Lepore sul Muba: “Il cantiere è presidiato 24 ore su 24, agenti sottratti ad altri servizi”
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Redazione Interno
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Non si placa la bufera intorno al cantiere del Muba-Futura al Pilastro, e ieri la tensione ha trovato un nuovo, e forse decisivo, fronte di scontro. Nel corso di un evento leghista dedicato al referendum sulla giustizia, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha infatti lanciato un attacco molto diretto al sindaco Matteo Lepore, incentrato non tanto sul merito del progetto – che pure prosegue tra le polemiche – quanto sulle conseguenze in termini di ordine pubblico e dispiegamento di forze. L’auspicio del ministro, espresso a margine dell’iniziativa politica, è che la situazione non si protragga ulteriormente, e il ragionamento sottostante è duplice: da un lato, la preoccupazione che l’ennesimo progetto per la città possa naufragare a causa di queste dinamiche; dall’altro, e qui sta il nodo centrale della sua riflessione, il fatto che per garantire la sicurezza di quell’area sia necessario tenere attivo un presidio di polizia per l’intera giornata, ventiquattr’ore su ventiquattro, sottraendo così risorse preziose ad altri impieghi. Un’affermazione, la sua, che cade come un macigno nel dibattito cittadino, spostando l’asse della discussione dal valore dell’opera alla tenuta dell’ordine pubblico e alla gestione della protesta.
Una notte di scontri e il racconto di due cortei
Le parole di Piantedosi arrivano all’indomani di un’altra notte di fuoco al quartiere Pilastro, l’ennesima da quando i lavori per il museo destinato ai bambini e alle bambine sono ripresi. Dopo una giornata che aveva visto susseguirsi due manifestazioni distinte – quella dei contrari del comitato Mubasta, capace di radunare circa un migliaio di persone per un corteo che hanno definito “passeggiata di quartiere”, e quella dei favorevoli, una quarantina di sostenitori del progetto – la situazione è degenerata con l’arrivo della sera. Gruppi di manifestanti, in gran parte giovani, si sono nuovamente avvicinati alle recinzioni del cantiere, e ne sono scaturiti duri scontri con le forze dell’ordine. Il bilancio, purtroppo, è pesante: sei gli agenti rimasti feriti, tra cui un dirigente della Polizia colpito al volto da una bottiglia e trasportato in ospedale, e un manifestante ferito a sua volta. Tredici le persone identificate dalle forze dell’ordine, mentre da entrambi i fronti si rincorrono le ricostruzioni contrapposte.
Se per il Siulp di Bologna si è trattato di “scene di guerriglia urbana”, per il comitato Mubasta la dinamica è differente: secondo la loro versione, il presidio pacifico sarebbe stato “attaccato selvaggiamente” dai reparti antisommossa solo per essersi avvicinato al perimetro del cantiere, con lanci di lacrimogeni che avrebbero finito per intossicare l’intero rione per ore. Una contrapposizione netta, che vede da una parte l’accusa di violenza premeditata e dall’altra la denuncia di una carica repressiva giudicata sproporzionata.
Le reazioni della politica: l’appello a isolare i violenti
Dalle parole del ministro Piantedosi, che pure non è intervenuto direttamente sugli incidenti ma ha fornito una lettura più ampia del problema legato all’impiego delle forze di polizia, si passa alle dichiarazioni del sindaco Lepore e del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. Il primo cittadino, nel commentare gli scontri, ha parlato chiaro: ha espresso vicinanza agli agenti feriti e ha sottolineato la necessità di isolare i responsabili di queste violenze. Il riferimento è a chi, coprendosi il volto, trasforma il dissenso in reato, lanciando oggetti e mettendo a repentaglio l’incolumità pubblica. Lepore ha poi ribadito la bontà del progetto, descrivendolo come una struttura in legno grande quanto un campo da calcetto, un nuovo servizio pubblico pensato per le famiglie del quartiere e dell’intera città. Un’opera, ha ricordato, partita dopo un lungo iter di confronti durato quattro anni e che ora procede nonostante quella che lui definisce una mistificazione della realtà da parte dei contestatori, i quali continuano a parlare di cementificazione.
Sulla stessa lunghezza d’onda, anche se con accenti più duri, si pone Bignami, che parla esplicitamente di “violenza politica” e di aggressioni alimentate da chi governa la città. Per l’esponente di Fratelli d’Italia è necessaria una presa di distanza netta da quei gruppi politici, estranei al quartiere, che stanno strumentalizzando il Pilastro alla ricerca del palcoscenico mediatico. L’analisi che emerge, al di là delle appartenenze politiche, è quella di una tensione che rischia di cronicizzarsi, con il quartiere trasformato in una sorta di teatro permanente di protesta dove il dissenso verso un’opera pubblica, lecito e legittimo, viene cavalcato e degenera in violenza. Sullo sfondo, la questione della sicurezza e dell’utilizzo delle risorse pubbliche, sollevata dal ministro Piantedosi, che lega la vicenda bolognese a un tema più ampio di gestione dell’ordine pubblico a livello nazionale.




