Migranti, le Ong ai medici italiani: "Non aiutate il governo"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non passa giorno senza che arrivino picconate contro le politiche di governo sul contrasto all’immigrazione clandestina. La maggioranza, tuttavia, tiene duro e va avanti. In particolare, sono le Ong ad attaccare e ieri hanno preso di petto, ancora una volta, l’intesa sui migranti in Albania, chiedendo perfino ai medici di non collaborare con il governo. Ma trovano di fronte a sé i partiti di maggioranza indisponibili a farsi intimidire e anzi pronti a reagire ad ogni provocazione.

Le Ong attive nel soccorso in mare – tra cui Mediterranea, Emergency, Msf – e la Società italiana di medicina delle migrazioni hanno attaccato il protocollo Roma-Tirana su un nuovo fronte: gli esami che dividono chi va dietro le sbarre di Gjader da chi va in accoglienza in Italia. Con un documento congiunto, queste organizzazioni hanno dichiarato inaccettabile la pratica di “selezione” medico-sanitaria come criterio per la deportazione in Albania, sostenendo che tali dottori violano il codice deontologico.

Dai centri migranti in Albania – dove il governo, per “difendere 900 milioni di euro buttati a mare”, si inventa “regolamenti che non c’entrano con la realtà” – alla nomina di Raffaele Fitto nella Commissione europea, Vincenzo Amendola, capogruppo del Pd in commissione Affari esteri alla Camera, ha risposto alle domande di Fanpage. Amendola ha criticato duramente il progetto, definendolo senza senso e accusando il governo di manipolare le leggi per creare tensione e paura sulla “sicurezza nazionale”.

Rachele Scarpa, parlamentare, ha raccontato i suoi due viaggi fatti in Albania negli ultimi 30 giorni, descrivendo un flop che è costato alle tasche italiane ben più di 30 milioni di euro e che viene chiamato da lei e altri un’opera di “razzismo istituzionalizzato”.

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