La protesta alla Fao: "Israele, paradosso a un convegno sulla fame"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre all'interno della sede della Fao si celebrava l'ottantesima Giornata mondiale dell'alimentazione, all'esterno, a poca distanza, si è levata una voce di forte protesta. "È un paradosso che ci sia Israele a parlare di risorse idriche, visto che sta affamando e disidratando una popolazione", ha dichiarato Giorgina Levi, portavoce del Global Movement to Gaza, durante il presidio organizzato per contestare la presenza israeliana al convegno. La portavoce ha sottolineato come, stando agli stessi rapporti dell'organizzazione delle Nazioni Unite, il livello di fame e carestia a Gaza abbia ormai raggiunto il suo apice, aggiungendo che, in un simile contesto, sarebbe stato doveroso affrontare pubblicamente quella specifica emergenza umanitaria.

Il quadro globale della fame acuta

Il contesto in cui si inserisce la polemica è infatti tracciato da numeri che, per loro natura, descrivono un'emergenza planetaria. La ventesima edizione italiana del Global Hunger Index, pubblicata per il 2025, stima che oltre 295 milioni di persone nel mondo vivano in condizioni di fame acuta, un dato che segna un incremento di 13,7 milioni di nuovi casi se paragonato a quanto rilevato solo due anni prima. La mappatura della crisi alimentare, la quale si avvale della collaborazione di organizzazioni come Cesvi, Welthungerhilfe e Concern Worldwide, rivela che in ben 42 paesi la situazione è da considerarsi critica; di questi, 35 registrano livelli di fame classificati come gravi, mentre per altri 7 la condizione è addirittura allarmante.

Guerre come motore primario delle crisi

A dominare le cause di questa piaga, che appare in costante e preoccupante crescita, vi sono i conflitti armati, i quali vengono individuati dal rapporto come una delle principali concause delle crisi alimentari. L'uso della fame come autentica arma di guerra, una pratica che Cesvi denuncia con forza, continua a produrre i suoi effetti devastanti, stravolgendo gli equilibri nutrizionali di intere regioni. Una dinamica, questa, che trova un suo tragico e concreto esempio nel contesto di Gaza, dove la carestia ha ormai assunto proporzioni catastrofiche, con un tributo quotidiano di vittime direttamente legate alla malnutrizione.

L'impatto sui più piccoli

A pagare il prezzo più alto, come spesso accade, sono i bambini. L'organizzazione Save the Children ha fornito un dato che colpisce per la sua drammaticità: i 56 conflitti attualmente in corso a livello globale sono stati, e continuano a essere, la causa diretta della fame per circa 63 milioni di minori. Questa cifra rappresenta più della metà dei 118 milioni di bambini che, su scala mondiale, hanno patito la fame nel corso del 2025, offrendo una misura tangibile di come la guerra non si limiti a distruggere il presente, ma comprometta sistematicamente il futuro delle giovani generazioni.

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