Il paradosso della Fao: il governo di destra spinge l’ex segretario Pd Martina, ma l’alleato socialista Sanchez glielo contesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dovrebbe essere una vittoria, o almeno così ragionava chi, a Roma, guardava alla candidatura di Maurizio Martina per la direzione generale della Fao come a un’occasione di rara unità nazionale, un’operazione in cui il merito internazionale – a sentire i comunicati ufficiali – avrebbe finalmente messo a tacere le beghe ideologiche. E invece la politica, quella vera fatta di sponde e correnti, ha deciso di complicare tutto con una mossa arrivata direttamente da Madrid, capace di trasformare un’alleanza trasversale in un campo minato per la segretaria dem Elly Schlein. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, uomo di fiducia della premier Giorgia Meloni e solitamente poco tenero con le opposizioni interne, ha lasciato trasparire più che un moto di sincero sconcerto in una recente confidenza a Repubblica, dove ha definito l’atteggiamento spagnolo “una vicenda incredibile”; un “tradimento”, per usare le parole che circolano nei corridoi del potere, consumato dall’alleato socialista Pedro Sanchez nei confronti proprio di quella Schlein che fino a ieri lo indicava come un modello di progressismo vincente.

L’abbraccio (scomodo) della maggioranza e il nodo delle alleanze europee

A rendere la situazione paradossale è il fatto che, stando ai fatti e alle cronache di questi giorni, il principale sponsor della corsa di Martina – lui sì, un prodotto genuino del Partito Democratico, nonché ex segretario ed ex ministro dell’Agricoltura – sia oggi il governo di centrodestra. Una curiosa inversione di ruoli in cui l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni rivendica con forza il “sistema Italia”, spingendo per un nome che tecnicamente sarebbe espressione dell’area avversaria, mentre dall’altra parte della barricata, nel campo degli amici e dei compagni di partito europei, arriva la mazzata più dura. La Spagna di Pedro Sanchez, invece di fare quadrato intorno al nome italiano (che è anche un nome di sinistra), ha infatti tirato fuori dal cilindro il suo candidato: l’attuale ministro dell’Agricoltura Luis Planas, un fedelissimo della Moncloa che ora rischia di dividere il voto progressista e di far naufragare le ambizioni tricolori.

“Noi candidiamo uno del Pd – ha tuonato Lollobrigida – e i socialisti, che sono alleati di Schlein, con Pedro Sanchez ci oppongono un altro nome?”. Una domanda retorica che pesa come un macigno sulla scrivania della segretaria dem, costretta suo malgrado a recitare la parte della sostenitrice convinta di Martina mentre i suoi presunti fratelli ideologici le remano contro. Non si trattava, a quanto pare, di un semplice fraintendimento: stando alle ricostruzioni riportate dalla stampa, la stessa Schlein aveva avvertito Sanchez dell’imbarazzo durante un colloquio a Barcellona poche settimane fa, cercando forse di dissuaderlo dal presentare una candidatura alternativa. Ma il premier spagnolo, evidentemente, ha pensato prima agli interessi nazionali (o alla sua egemonia negli organismi internazionali) che alla solidarietà di campo.

La lettera di fuoco di Lollobrigida e la resa dei conti in Ue

La questione, naturalmente, non si è esaurita nei commenti a margine di un brindisi al Foro Italico durante il tennis. Il ministro Lollobrigida, che difficilmente lascia le cose a metà, ha messo nero su bianco il malcontento con una lettera indirizzata all’omologa di Cipro, Maria Panayiotou, il cui paese detiene attualmente la presidenza di turno dell’Unione Europea. Nella missiva, l’esponente di Fratelli d’Italia contesta quella che definisce una tentata “egemonia alimentare” da parte della Spagna, la quale – osserva il governo italiano – ha già in pugno le redini del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) con l’economista Alvario Lario e punta ad avere un peso determinante anche sul Programma alimentare mondiale (Pam).

Lasciare che Madrid si aggiudicasse anche la Fao – l’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma che si occupa di agricoltura e alimentazione – sarebbe semplicemente troppo, scrive il ministro, che definisce “francamente impraticabile” qualsiasi accordo che non preveda un equilibrio complessivo nella spartizione dei vertici delle agenzie Onu. “Una posizione unitaria europea – si legge nella lettera riportata dal Corriere della Sera – deve necessariamente tenere conto delle legittime ambizioni italiane, anche alla luce del fatto che per l’Italia si tratterebbe della prima volta al vertice della Fao in ottant’anni di storia”.

La doppia sponda: Tajani con Rubio e l’asse con l’Africa

Mentre Schlein si dibatte in un evidente conflitto di interessi politici (dovrebbe fare pressione sui socialisti europei per ritirare Planas, ma rischia di inimicarsi il suo principale modello di governo), la macchina del governo procede spedita su due binari paralleli. Da un lato, c’è l’azione diplomatica classica: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto modo di discutere della candidatura di Martina anche durante il recente bilaterale a Villa Madama con il segretario di Stato americano Marco Rubio, cercando di ottenere un endorsement pesante da Washington. Dall’altro, c’è la costruzione di un vero e proprio asse con i paesi africani, quelli che aderiscono al piano Mattei, una strategia che punta a raccogliere consensi laddove l’influenza italiana è storicamente più forte.

I numeri, per chi ama fare i conti prima della votazione prevista per il 2027, parlano chiaro: servono i voti di 194 paesi membri e ogni nazione esprime una preferenza. L’Italia spera di giocare la carta del “volto nuovo” (un paese europeo non sale sul trono della Fao da decenni) contro le ambizioni dell’irlandese Phil Hogan, ex commissario Ue, e dello stesso Planas. Ma la geopolitica, si sa, è una partita a scacchi e la mossa di Sanchez – che a Madrid qualcuno legge anche come un tentativo di sabotare la fragile tregua politica interna all’Italia -6 – ha già dimostrato che i nemici peggiori, a volte, sono quelli che siedono dalla tua stessa parte dell’emiciclo.

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