Gli Usa, l’ayatollah Khamenei e l'ombra della Russia
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Redazione Esteri
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Il 24 aprile, gli Stati Uniti hanno destinato 9,7 miliardi di dollari a Israele per aiuti militari, una cifra considerevole che sottolinea l'importanza strategica di questo alleato nel Medio Oriente. Dall'altra parte, l'Iran, con il suo sostegno agli Hezbollah, continua a rappresentare una minaccia significativa per la stabilità della regione. Mercoledì 14 agosto, la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha proclamato, in un discorso rilanciato dal suo account ufficiale su X (già Twitter), che entro i prossimi 25 anni non ci sarà più nessun regime sionista.
Dopo gli attacchi del 17 e del 18 settembre, Israele ha intensificato i bombardamenti nel sud e nell'est del Libano, causando lo spostamento forzato di decine di migliaia di libanesi verso aree più sicure, in special modo Beirut. Le operazioni militari hanno provocato la morte accertata di 1.200 persone e il ferimento di oltre 5.000. Sami Nader, direttore dell'Istituto di Scienze politiche all'Università Saint Joseph di Beirut, ha approfondito questi temi, evidenziando come la situazione militare a Gaza e le nuove minacce dell'Iran abbiano contribuito a questa escalation.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, presente a New York per l'assemblea delle Nazioni Unite, ha dichiarato al canale televisivo statunitense CNN che il partito di Dio "non può restare da solo" e che "non dobbiamo permettere che il Libano diventi un'altra Gaza". Israele, dal canto suo, sembra determinato a creare un cuscinetto con il Libano, come sottolineato da Luigi Narbone, direttore della Mediterranean Platform della Luiss School of Government. Narbone, già ambasciatore UE presso i paesi del Golfo, ha affermato che "siamo già dentro l’escalation" e che un anno di guerra a Gaza non ha prodotto i risultati annunciati.
In questo contesto, la situazione rimane tesa e complessa, con molteplici attori coinvolti e interessi divergenti che rendono difficile prevedere l'evoluzione degli eventi.




