Carburanti alle stelle, la CNA denuncia una “tassa occulta” per le imprese del Fvg
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Redazione Economia
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La crisi in Iran, con il suo corollario di tensioni nello Stretto di Hormuz, non è più soltanto una voce nei titoli dei telegiornali, ma ha ormai invaso fisicamente – e pesantemente – i bilanci delle micro e piccole imprese del Friuli Venezia Giulia. A lanciare l'allarme, sulla base di un'elaborazione dei dati nazionali, è la CNA regionale, che descrive uno scenario dove il semplice spostamento di un furgone, necessario per una manutenzione o una consegna, si trasforma in una voce di costo insostenibile.
Per artigiani, installatori, tecnici dei servizi alla persona e operatori del trasporto leggero, insomma per quel tessuto diffuso che non può ridurre la mobilità pena l'interruzione dell'attività stessa, il rincaro di petrolio e derivati rischia di configurarsi come una vera e propria imposta occulta, erodendo margini già resi fragili dalle passate crisi.
L’impatto concreto sui mezzi e sulle attività quotidiane
Secondo le stime fornite dall'associazione di categoria, l'aggravio non è affatto trascurabile: un artigiano che percorre circa trentamila chilometri l'anno (un'ipotesi assolutamente realistica per un impiantista o un manutentore) può arrivare a sostenere quasi mille euro di costi aggiuntivi per un singolo veicolo. Se poi si considera una microimpresa, magari a conduzione familiare, che gestisce tre furgoni, il conto sfiora i 2.900 euro annui.
Cifre che, come sottolineato dal presidente Cna Fvg Maurizio Meletti, trasformano ogni mezzo in una "bolletta viaggiante". Ancora più drammatico il quadro per chi opera nel noleggio con conducente (Ncc), nei taxi o nel trasporto merci leggero; in questi casi, dove il chilometraggio annuo può superare i 120mila chilometri, l'extra costo supera abbondantemente i diecimila euro l'anno.
La vulnerabilità strutturale delle piccole imprese
Ciò che rende particolarmente amara questa congiuntura per gli operatori locali è l'impossibilità, strutturale, di difendersi. A differenza della grande industria, che può stipulare contratti energetici a lungo termine o ridisegnare le rotte logistiche per ottimizzare i consumi, il singolo artigiano o la piccola impresa di servizi non hanno alcuna leva contrattuale né possibilità di ridurre drasticamente gli spostamenti quotidiani.
Un panificio, una lavanderia industriale o un’impresa edile – come rilevato dalla CNA – subiscono il doppio colpo dell’aumento dei costi energetici per il laboratorio e di quelli per le consegne, una combinazione letale che nessuna riorganizzazione interna può arginare in tempi brevi. Questa debolezza intrinseca trasforma ogni fiammata speculativa o crisi geopolitica in un prelievo forzoso immediato.
Numeri nazionali e la richiesta di interventi urgenti
A livello nazionale, il fenomeno assume proporzioni ragguardevoli: secondo un’elaborazione della CNA, il rincaro complessivo di petrolio, carburanti ed energia potrebbe tradursi in un extra costo annuo compreso tra i 3 e i 4 miliardi di euro a carico delle piccole imprese italiane. Di questa cifra, una quota consistente grava proprio su quelle realtà del Nordest che basano la propria competitività sulla prossimità e sulla mobilità capillare.
Di fronte a questa emergenza, la CNA Fvg ha formalmente chiesto al governo misure rapide e mirate, affinché l'instabilità geopolitica non continui a tradursi in un ulteriore freno per la competitività di un settore – quello dell'artigianato e dei servizi locali – che rappresenta di fatto l'ossatura economica e sociale del territorio.




