Migranti, Piantedosi a Monaco: return hub fuori dall'Europa e rimpatri rapidi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Italia porta al Migration Summit di Monaco di Baviera la sua linea sui rimpatri dei migranti irregolari. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha illustrato quattro punti programmatici davanti ai responsabili dell'Interno di 18 Paesi europei e al commissario Magnus Brunner, convocati su invito dell'omologo tedesco Alexander Dobrindt. Al centro della proposta italiana c'è la realizzazione di return hub e centri per i rimpatri al di fuori dello spazio europeo, sul modello di quanto sviluppato con l'Albania.

Il perimetro della coalizione e gli obiettivi dichiarati

I return hub sono promossi da un gruppo ristretto di cinque Stati: Danimarca, Grecia, Paesi Bassi, Austria e Germania. La coalizione, che si è riunita a Copenaghen all'inizio di settembre, punta a chiudere un accordo con un Paese terzo entro la fine dell'anno. Lo ha confermato lo stesso Dobrindt, spiegando che sono in corso colloqui tecnici con nazioni extra-Ue per definire le condizioni operative.

Tra i Paesi circolati per la stipulazione degli accordi ci sono il Ruanda, non di rado messo in discussione dalle organizzazioni internazionali per il mancato rispetto dei diritti umani, l'Uganda, e l'Uzbekistan in posizione più defilata. Il ministro danese per l'Immigrazione e l'Integrazione, Morten Bodskov, ha indicato la fine del 2027 come orizzonte temporale per il trasferimento dei primi migranti verso un hub partner, mentre il collega greco Thanos Plevris ha auspicato l'entrata in funzione di un centro entro il 2027.

Le quattro direttrici della proposta italiana

Il primo punto indicato da Piantedosi riguarda lo sforzo compiuto dall'Italia per la prima attuazione del Patto Migrazione e Asilo e la necessità di mettere a disposizione degli Stati membri strumenti ancora più incisivi, con l'obiettivo di rendere più efficaci le procedure accelerate di frontiera e consentire l'espulsione più rapida dei migranti irregolari.

Un secondo fronte riguarda il diritto d'asilo. Il titolare del Viminale ha chiesto iniziative per contrastarne gli abusi, sostenendo che non possa essere utilizzato strumentalmente come leva per entrare illegalmente in Europa.

La terza direttrice è quella dei return hub. Piantedosi li indica, insieme ai centri per i rimpatri esterni all'Europa e sul modello di quanto fatto con l'Albania, come strumenti in grado di esercitare una funzione di deterrenza rispetto alle partenze illegali.

Il quarto punto affrontato riguarda la prevenzione dei viaggi pericolosi in mare, obiettivo che per il ministro passa anche attraverso una disciplina più rigorosa dell'azione delle Ong nel Mediterraneo, considerata spesso incontrollata e, in molti casi, capace di incoraggiare di fatto l'attività dei trafficanti e la migrazione irregolare.

La cornice giuridica e le posizioni critiche

Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dal Patto su Migrazione e Asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno, e dalla revisione delle regole sui rimpatri approvata dal Parlamento europeo a giugno, che ha aperto la strada alla creazione di centri al di fuori del blocco. La legalità dei return hub resta tuttavia oggetto di valutazioni contrastanti.

Una perizia della Corte di giustizia dell'Unione europea emessa in aprile ha concluso che i centri italiani in Albania non violano il diritto europeo, pur stabilendo che i rimpatriati debbano continuare a ricevere assistenza legale e linguistica e mantenere i contatti con le famiglie.

Sul fronte delle critiche, il Consiglio d'Europa ha segnalato a luglio che i return hub comportano rischi considerevoli per i diritti umani. Charlotte Slente, segretaria generale del Consiglio danese per i rifugiati, ha sostenuto che sarebbe preferibile attuare il Patto Ue, concentrandosi su controlli di frontiera più severi e procedure di asilo e rimpatrio più rapide.

Il nodo dei dublinanti

Sullo sfondo del vertice resta la questione dei trasferimenti dei richiedenti asilo per i quali l'Italia è considerata competente secondo le regole europee. Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche Finlandia, Svezia e Paesi Bassi hanno annunciato l'intenzione di riattivare le procedure di trasferimento verso l'Italia. Secondo i dati Eurostat, nel solo 2025 l'Italia ha ricevuto 24.152 richieste di trasferimento, di cui appena 85 sono state effettivamente accolte.

Il ministro Piantedosi ha definito sterili le polemiche legate ai numeri, precisando che su circa 50 richieste pervenute solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia.

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