Migranti, anche la Grecia vuole aprire un centro per i rimpatri in Africa nel 2027

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Danimarca, Austria, Germania e Paesi Bassi adesso si unisce anche la Grecia. Paese di primo ingresso dei migranti, come l'Italia, con una rotta che nel 2026 ha ripreso vigore, anche il governo di Atene si unisce a quello degli altri Paesi europei che stanno avviando i primi contatti per aprire uno dei cosiddetti return hub in Africa.

Si tratta di centri che, in maniera del tutto diversa dall'esperienza italiana in Albania, al di fuori dei confini europei, si prenderebbero del tutto in carico il compito di analizzare le richieste di asilo e rimpatriare le persone a cui viene negato il permesso di soggiorno. Il ministro greco per la Migrazione, Thanos Plevris, intervenendo all'emittente televisiva Ant1, ha spiegato che la struttura avrebbe sede «in un Paese africano che abbiamo già scelto; semplicemente non possiamo ancora rivelarne il nome».

Un progetto a cinque, in attesa dell'operatività

Al progetto lavorano insieme alla Grecia Danimarca, Austria, Germania e Paesi Bassi, con un prossimo incontro previsto insieme al direttore dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni per discutere del piano. L'obiettivo dichiarato è rendere operativo il centro nella seconda metà del 2027, quando Atene assumerà il semestre di presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea. Tra le possibili sedi di cui si è parlato nelle ultime settimane figurano Uganda e Ruanda.

Il quadro normativo di riferimento è il regolamento europeo sui rimpatri approvato a giugno, che prevede la possibilità per gli Stati membri di istituire strutture in Paesi terzi sulla base di accordi che rispettino gli standard internazionali sui diritti umani e il principio di non-refoulement. Il Consiglio d'Europa ha fissato quattro condizioni per questi centri: una valutazione dei rischi preventiva, un monitoraggio indipendente costante, clausole giuridicamente vincolanti negli accordi e la pubblicazione di tutti i documenti.

La linea italiana e il meccanismo per le crisi

La direzione imboccata da Atene e dagli altri governi europei converge con la linea sostenuta da tempo dall'Italia. A giugno Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen avevano promosso una lettera, sottoscritta complessivamente da 19 leader europei, per chiedere un'applicazione più rapida delle nuove regole sui rimpatri e incoraggiare la nascita di hub nei Paesi terzi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito il progetto greco un segnale che conferma come il cambio di paradigma auspicato dall'Italia stia diventando la linea guida dell'intera Unione.

Plevris ha inoltre annunciato che la Grecia intende presentare al Consiglio europeo per gli Affari interni del primo ottobre un meccanismo di misure eccezionali da attivare in caso di crisi migratoria come quella verificatasi nell'enclave spagnola di Ceuta, dove secondo quanto riferito 72.000 migranti hanno attraversato il confine dal Marocco.

«Nei momenti di crisi, bisogna adottare misure non convenzionali», ha affermato il ministro, aggiungendo che in questi casi «non solo non si dovrebbe nemmeno prendere in considerazione la richiesta di asilo, ma si dovrebbe emettere immediatamente un provvedimento di rimpatrio e procedere al rimpatrio immediato».

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