Aggressione a Barcellona, il 21enne trevigiano in coma. L'amico: "Italiani, presi di mira"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vacanza in Spagna si è trasformata in un incubo per un gruppo di ragazzi italiani, con il drammatico epilogo che vede Nicola Maggiotto, ventunenne della provincia di Treviso, lottare tra la vita e la morte in un letto d'ospedale. Il giovane, originario di Asolo, è stato ricoverato in terapia intensiva all'ospedale del Mar di Barcellona e si trova in coma farmacologico dopo essere stato brutalmente aggredito all'uscita di un locale notturno, nella serata di mercoledì scorso.

Il pestaggio, avvenuto davanti all'ingresso del Seaseaclub, uno dei locali più frequentati della città catalana situato a una cinquantina di metri dalle banchine di Port Fòrum, ha scosso profondamente la comunità italiana, riaccendendo i riflettori sul fenomeno delle aggressioni a turisti stranieri.

La dinamica dell'aggressione e le condizioni del ragazzo

Secondo le prime ricostruzioni, Nicola Maggiotto si trovava in vacanza con un gruppo di otto amici coetanei quando, all'uscita dal locale, è nata una violenta rissa con una decina di altri ragazzi, la cui nazionalità non è stata ancora resa nota dalle autorità spagnole. Nel corso della colluttazione, Maggiotto è stato colpito alla nuca da un pugno, un gesto che gli ha causato lesioni gravissime e che lo ha gettato in uno stato di incoscienza dal quale non si è ancora risvegliato.

Un altro membro del gruppo, Giuseppe Siben, pavimentista di Asolo, ha riportato una lacerazione allo zigomo ed è stato dimesso dopo due giorni di ricovero, potendo così fare ritorno in Italia. Le sue testimonianze, insieme a quelle raccolte dagli inquirenti, saranno fondamentali per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti e per risalire agli autori del gesto, che al momento restano sconosciuti.

L'appello della famiglia e il giallo del codice pin

In un clima di profonda apprensione, la famiglia di Nicola e gli investigatori hanno avanzato una richiesta particolare: quella di ottenere il codice pin del cellulare del ragazzo, un passo ritenuto necessario per sbloccare il dispositivo e cercare eventuali indizi utili alle indagini. Per farlo, si sono rivolti all'amico Giuseppe Siben, il quale ha dichiarato ai media di essere molto legato a Nicola e di sperare in un suo rapido risveglio.

La richiesta del pin, sebbene possa apparire un dettaglio tecnico, sottolinea la disperazione dei familiari, che cercano in ogni modo di comprendere cosa sia realmente accaduto quella sera e di trovare elementi che possano aiutare la polizia spagnola a individuare i responsabili dell'aggressione.

Le parole del padre e il sospetto di un'aggressione razzista

Il padre di Nicola, in un colloquio con un'infermiera che gli ha chiesto se credesse in Dio, ha espresso tutta la sua angoscia e la sua rabbia, sostenendo con forza che suo figlio è stato aggredito perché italiano. Una dichiarazione che getta ombre inquietanti sulla natura dell'attacco, facendo ipotizzare che alla base della violenza possa esserci un movente discriminatorio. Il genitore, descrivendo il figlio come un giovane ambizioso con tanti sogni nel cassetto, ha voluto sottolineare l'assurdità e la gratuità di un gesto che ha spezzato una vita piena di promesse.

Sebbene la polizia stia ancora indagando per verificare questa pista, le parole del padre aggiungono un ulteriore strato di drammaticità a una vicenda già di per sé tragica, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei cittadini italiani all'estero.

La testimonianza dell'amico rientrato in Italia

Giuseppe Siben, rientrato in patria, ha fornito un resoconto sconvolgente di quei momenti, rivelando come l'aggressione abbia subito un'inquietante escalation di violenza. Secondo la sua testimonianza, gli aggressori, dopo aver accertato la nazionalità italiana del gruppo, sarebbero diventati improvvisamente più cattivi e determinati, trasformando una lite in un vero e proprio pestaggio.

La sua ricostruzione, se confermata, rafforzerebbe la tesi dell'aggressione a sfondo razziale, dipingendo un quadro di intolleranza e violenza ingiustificata che ha sconvolto la tranquillità di un gruppo di ragazzi in vacanza. Le sue parole, cariche di dolore e incredulità, rappresentano al momento l'unico racconto diretto di quanto accaduto, in attesa che le indagini facciano piena luce sulla vicenda e che Nicola Maggiotto possa uscire dal coma per raccontare la sua verità.

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