Nicola Maggiotto in coma a Barcellona, la polizia catalana stringe il cerchio sui giovani sospettati: undici i nomi finiti nel mirino
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Redazione Interno
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È ancora buio, nel video di sorveglianza, ma il gruppo di undici giovani si staglia nitido contro le luci del porto. Fuori dal SeaSea Club, un beach club frequentato quasi esclusivamente da turisti, nella serata del 12 agosto, la scena si svolge davanti alla scalinata che conduce alla fermata dei taxi.
C'è un ragazzo con felpa e cappuccio nonostante il caldo afoso dell'estate catalana, un altro indossa una t-shirt bianca, e sono proprio loro, secondo la pista privilegiata dai Mossos d'Esquadra, a essere coinvolti nell'aggressione che ha ridotto in coma il ventunenne Nicola Maggiotto, originario di Asolo, nel Trevigiano.
Le condizioni del ragazzo e l'attesa dei familiari
Le ore passano senza che ci siano variazioni significative nel quadro clinico del giovane, che resta ricoverato in terapia intensiva a Barcellona dopo il grave trauma cranico riportato nella notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 agosto. La rissa, scoppiata all'esterno del locale, ha avuto conseguenze drammatiche per il ventunenne, che al momento è ancora sedato e incosciente.
Il padre, Daniele Maggiotto, ha preso posto nei corridoi dell'ospedale e non si allontana mai dalla stanza del figlio, ripetendo quanto gli viene riferito dallo staff medico: per avere un quadro attendibile e definitivo delle condizioni del ragazzo bisognerà attendere ancora diversi giorni, prima che la sedazione venga gradualmente ridotta e si possano effettuare valutazioni neurologiche più approfondite.
Il lavoro degli inquirenti e le immagini decisive
Il cerchio della polizia spagnola, intanto, si sta stringendo attorno agli autori del pestaggio. Gli investigatori dei Mossos d'Esquadra stanno analizzando meticolosamente i filmati delle telecamere di sicurezza piazzate nella zona del porto, dove si trova il locale, e hanno già isolato alcuni fotogrammi ritenuti decisivi per l'identificazione. In particolare, sarebbe stata individuata una foto nella quale compaiono i giovani sospettati: la stessa immagine è stata già inviata dagli inquirenti a un amico del ragazzo aggredito, per un primo riconoscimento informale.
Al momento, gli agenti stanno verificando la posizione dei telefoni cellulari degli indagati e incrociando i dati con le prenotazioni dei taxi effettuate quella notte per ricostruire i movimenti del gruppo. Il commento filtrato da chi ha avuto modo di visionare lo scatto è significativo: «Penso che possano essere benissimo loro», un'impressione che rafforza la convinzione degli inquirenti di essere sulla strada giusta.
La fiaccolata ad Asolo e l'abbraccio a distanza
A migliaia di chilometri di distanza, nel piccolo centro veneto, la comunità non è rimasta a guardare. Nonostante l'assenza di mamma Loretta e papà Daniele, costretti a rimanere a Barcellona per assistere il secondogenito, ad Asolo si è svolta una commovente fiaccolata in sostegno del ragazzo e della sua famiglia.
Circa trecento persone si sono radunate sull'erba del campo sportivo dell'Asolo Rugby Club, nella frazione di Casella, stringendo cartelli e accendendo lumini in un gesto di vicinanza che i genitori hanno potuto seguire in diretta, in videochiamata, percependo chiaramente l'abbraccio collettivo anche da lontano. L'iniziativa, organizzata spontaneamente dagli amici e dai compagni di squadra di Nicola, rappresenta l'unico spiraglio di luce in una vicenda altrimenti segnata dalla violenza e dall'incertezza per il futuro del giovane rugbista.
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