Il branco e il pugno alla nuca: il racconto dell'amico che ha soccorso Nicola a Barcellona
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Redazione Interno
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«Quando hanno capito che eravamo italiani sono diventati aggressivi». Alessandro Beltrame, 21 anni, è stato uno dei primi a soccorrere Nicola Maggiotto e l'amico Giuseppe dopo l'aggressione avvenuta nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi a Barcellona. Il gruppo di italiani, in vacanza nella città catalana, si era fermato a parlare con una decina di ragazzi all'uscita del SeaSea club, nella zona del Port Fòrum.
Quello che doveva essere un approccio tranquillo, secondo la testimonianza di Beltrame, è degenerato rapidamente nel momento in cui gli aggressori hanno scoperto la nazionalità dei giovani. Da lì i toni si sono alzati, fino a trasformarsi in un vero e proprio pestaggio che ha portato al ricovero in coma artificiale del ventunenne di Asolo, nel Trevigiano.
La dinamica dell'aggressione
La serata al SeaSea club, una delle mete più frequentate della movida barcellonese, si era conclusa poco dopo le 22. Il gruppo di otto amici, quasi tutti rugbisti e originari del Trevigiano, stava scendendo la scalinata che porta verso l'uscita quando ha incrociato un altro gruppo di giovani, circa una quindicina di persone. «Ci siamo fermati a parlare tranquillamente con loro – ha raccontato uno dei ragazzi presenti – non so se fossero o meno spagnoli, perché parlavamo tutti in inglese». Secondo alcune testimonianze, alcuni degli aggressori sembravano di origini nordafricane.
La discussione, inizialmente incentrata sui mondiali di calcio e su argomenti leggeri, ha cambiato registro improvvisamente: appena hanno saputo che i ragazzi erano italiani, il clima si è fatto teso e minaccioso.
Il pugno alla nuca
La situazione è precipitata in pochi secondi. Nicola Maggiotto si è ritrovato a discutere con uno dei componenti dell'altro gruppo, in disparte rispetto ai compagni. «Non sono intervenuto subito per difenderlo – ha spiegato un amico – perché in quel momento erano uno contro uno: lui sa cavarsela, è un ex rugbista e ha fatto arti marziali, e se gli avessi dato man forte probabilmente si sarebbero uniti alla rissa anche gli altri, che erano più numerosi di noi».
Ma pochi attimi dopo, uno dei ragazzi è corso alle spalle del ventunenne e gli ha sferrato un pugno violentissimo alla nuca. Nicola è crollato a terra, perdendo immediatamente conoscenza. «Un colpo vigliacco, una bastardata», lo ha definito il padre Daniele, arrivato a Barcellona con la moglie appena appresa la notizia.
La reazione degli amici
A quel punto, l'amico Giuseppe Siben è intervenuto per difendere Nicola, ma è stato subito accerchiato da almeno cinque aggressori. «A quel punto ho reagito, sfidando l'aggressore, e, come temevo, ci siamo trovati addosso cinque o sei persone che ci colpivano con calci e pugni, finché ho perso i sensi anch'io», ha raccontato Giuseppe, che ha riportato un trauma allo zigomo ed è stato dimesso dopo due giorni di ricovero. Anche quando i due erano già a terra svenuti, il branco ha continuato a colpirli con calci e pugni.
Un terzo amico, accorso per aiutarli, ha iniziato a urlare «andate via, andate via», riuscendo a mettere in fuga il gruppo. Alessandro Beltrame ha prestato i primi soccorsi a Nicola e Giuseppe, ma il ventunenne non si svegliava. Sono arrivate la polizia e quattro ambulanze e i ragazzi sono stati trasportati d'urgenza all'Hospital del Mar, il più importante della capitale catalana.
Le indagini e le condizioni di Nicola
Nicola Maggiotto è ricoverato in terapia intensiva in coma farmacologico. I medici gli hanno diagnosticato lesioni cerebrali. Le sue condizioni sono stabili ma rimangono gravi. «Ha trascorso una notte tranquilla – ha riferito il padre – e nelle prossime ore potrebbe essere decisa una riduzione delle sostanze che lo mantengono in stato di incoscienza, per verificare gli eventuali danni patiti in una condizione di veglia». I genitori, Daniele, 57 anni, autotrasportatore, e Loretta, dipendente di una ditta di giocattoli, sono accanto al figlio da mercoledì scorso.
La famiglia ha sporto denuncia e il consolato generale d'Italia a Barcellona sta seguendo il caso con attenzione. I Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, hanno avviato le indagini per identificare i responsabili. Le telecamere di sorveglianza della zona potrebbero fornire elementi utili per risalire agli aggressori, che si sono dileguati prima dell'arrivo dei soccorsi. Dalle prime ricostruzioni, l'aggressione non sembra essere stata motivata da un tentativo di rapina: denaro e oggetti personali non sono stati sottratti.
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