Moioli, bronzo di carattere a Livigno dopo la paura di due giorni fa
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Redazione Interno
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La neve di Livigno regala all’Italia un’altra medaglia che porta la firma di Michela Moioli, capace di trasformare la paura in coraggio e il coraggio in bronzo. Nello snowboard cross femminile dei Giochi di Milano Cortina 2026, la trentenne bergamasca ha conquistato il terzo gradino del podio in una finale ad altissima tensione, mettendosi alle spalle non solo avversarie agguerrite ma anche un trauma facciale rimediato soltanto quarantotto ore prima durante una sessione di allenamento. Un incidente, quello capitato mercoledì, che avrebbe potuto compromettere tutto: la dinamica, con un errore dell’atleta che la precedeva, l’aveva costretta a un volo e a un impatto violento contro la neve. Gli esami, come comunicato dalla FISI, hanno escluso conseguenze gravi, e la campionessa olimpica di Pyeongchang 2018 ha voluto esserci lo stesso, lottando centimetro dopo centimetro su un tracciato che conosce bene, quello di casa, dove si allena spesso e dove il pubblico l’ha sostenuta con calore -5-6-9.
Per Michela Moioli, alla sua quarta partecipazione olimpica dopo Sochi, Pyeongchang e Pechino, questa medaglia rappresenta l’ennesima prova di una carriera costruita sulla tenacia e su una capacità innata di fare velocità in curva, caratteristica che i tecnici le riconoscono fin dagli esordi -5-10. L’argento a squadre del 2022 e l’oro del 2018 avevano già disegnato un palmarès di tutto rispetto, arricchito peraltro da sette medaglie mondiali e tre Coppe del Mondo assolute; ma il bronzo di Livigno ha un sapore speciale proprio per le circostanze in cui è arrivato. La sua stagione, del resto, l’aveva vista protagonista anche ai recenti Mondiali di St. Moritz con un oro a squadre, a conferma di una competitività che il passare degli anni non scalfisce -5.
La giornata azzurra tra pista e ghiaccio
Mentre Moioli regalava gioie sullo snowboard cross, l’Italia continuava la sua rincorsa ad altre medaglie in un programma fittissimo. Nel pattinaggio di velocità, Davide Ghiotto e Riccardo Lorello erano attesi sui diecimila metri con grandi speranze: Lorello, già bronzo nei cinquemila, e Ghiotto rappresentano due delle punte di diamante della squadra azzurra su pista lunga -1-2. Sul fronte del biathlon, la sprint maschile vedeva impegnati Tommaso Giacomel, Lukas Hofer, Nicola Romanin ed Elia Zia Zeni, con l’obiettivo di confermare il buon momento della disciplina dopo l’argento nella staffetta mista di domenica scorsa -7. Nel frattempo, dal villaggio olimpico arrivavano anche altre notizie, come la riammissione ai Giochi di Rebecca Passler, la biatleta che aveva fatto ricorso contro una sospensione per doping: la Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha accolto le sue ragioni, riconoscendo la possibile involontarietà dell’assunzione della sostanza incriminata -2.
Le parole di Coventry e lo spirito dei Giochi
A margine delle competizioni, il presidente del Cio Kirsty Coventry ha voluto fare il punto sull’andamento della manifestazione, intervenendo dal Main Media Center di Milano. “I Giochi diffusi constano di diverse criticità”, ha ammesso la dirigente, “ma il feedback è stato fin qui positivo da tutti i partecipanti. I volontari stanno facendo un lavoro straordinario, e non ci sono lamentele” -4-8. Parole che fotografano una macchina organizzativa complessa, quella di una Olimpiade diffusa su più territori, ma che al momento sembra tenere, regalando immagini di sport e spettacolo. Coventry ha elogiato anche atlete come Federica Brignone e Arianna Fontana, definite esempi di resilienza, e ha ribadito la necessità di mantenere gli spazi di gara liberi da messaggi non sportivi, commentando la squalifica dell’ucraino Heraskevych -9.
Il carattere di una campionessa
Tornando a Michela Moioli, il bronzo olimpico si inserisce in una storia personale fatta di cadute e rinascite. Chi l’ha seguita fin da bambina la descrive come un’agonista primordiale, di quelle che “vogliono vincere anche a carte” e che non si fermano davanti a niente -5. Il carattere, del resto, l’ha forgiato sui pendii della Val Seriana, con papà Giancarlo e mamma Fiorella a trasmetterle la passione per la montagna, e con maestri come Giancarlo Tagliaferri e Cesare Pisoni a credere in lei quando aveva solo cinque anni e già sfrecciava su una tavola -5-10. Oggi, a trent’anni, Michela suona l’ukulele per rilassarsi, tifa Atalanta come la sua amica Sofia Goggia, e sogna un futuro da allenatrice per trasmettere ai bambini quello che ha ricevuto -5. Nel frattempo, continua a scrivere pagine di sport italiano con la sua tavola, centimetro dopo centimetro, curva dopo curva.




