Test di Medicina, la procura di Bologna indaga su hacker e fake news

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’inchiesta della polizia postale, coordinata dalla procura di Bologna, sta facendo luce su una trama di tentate truffe informatiche e disinformazione orchestrata attorno agli esami del “semestre filtro” per l’accesso a Medicina. La denuncia è partita dal Cineca, il consorzio interuniversitario che, su incarico del ministero, ha gestito la complessa macchina organizzativa e tecnologica delle prove obbligatorie introdotte dall’esecutivo. Gli investigatori, come emerso dalle prime acquisizioni, stanno esaminando due distinti e preoccupanti fenomeni, entrambi capaci di minare la credibilità e la regolarità di un passaggio cruciale per la carriera di migliaia di aspiranti camici bianchi.

I tentativi di phishing ai danni dei tecnici

Nel mirino degli inquirenti finiscono, in primo luogo, ripetuti e sofisticati tentativi di accesso abusivo ai sistemi informatici custoditi dal consorzio. Nei giorni che hanno preceduto lo svolgimento degli esami, alcuni tecnici del Cineca hanno ricevuto comunicazioni fraudolente, in cui malintenzionati, spacciandosi per funzionari pubblici o per personale interno, cercavano di ottenere credenziali di accesso o informazioni riservate. L’obiettivo, secondo quanto ricostruito, era quello di carpire in anticipo il contenuto delle domande d’esame, un bottino di inestimabile valore nel mercato sommerso della preparazione ai test. Questi tentativi di phishing, tuttavia, non hanno avuto successo, grazie alla pronta percezione dell’anomalia da parte degli specialisti, i quali non hanno esitato a segnalare immediatamente gli episodi, fornendo alla polizia postale dati fondamentali per risalire alla fonte degli attacchi.

La campagna di disinformazione per speculare sui ricorsi

Parallelamente all’azione degli hacker, le indagini si stanno concentrando su un secondo, insidioso fronte: la diffusione capillare e sistematica di notizie false riguardanti la presunta irregolarità delle prove stesse. Attraverso canali digitali e piattaforme frequentate dagli studenti, è circolata una narrazione distorta, costruita ad arte per seminare il dubbio sull’operato del consorzio e sulla correttezza dello svolgimento degli esami. Questa campagna di disinformazione, stando a quanto denunciato, non aveva semplicemente lo scopo di creare allarmismo, ma perseguiva un lucroso fine speculativo. L’intento, infatti, era quello di incentivare gli studenti a intraprendere massicci ricorsi legali, generando così un business per studi legali o servizi di consulenza complici o dietro tali messaggi ingannevoli, i quali promettevano facili vittorie in tribunale basate su presunti vizi procedurali inesistenti.

Il percorso investigativo e le implicazioni

La procura, ora, dovrà districare la matassa per identificare gli autori materiali delle due distinte linee di condotta illecita, verificando anche eventuali punti di contatto o una regia unica. L’inchiesta, partita dalle segnalazioni tecniche del Cineca, si muove quindi su un doppio binario: da un lato l’analisi forense dei tentativi di intrusione digitale, dall’altro la ricostruzione della rete di diffusione delle fake news e dei soggetti che potevano trarne vantaggio. Il caso, per la sua natura, solleva questioni di più ampia portata sulla sicurezza dei sistemi di selezione nazionali e sulla vulnerabilità dei candidati, in un momento di forte pressione psicologica, a manipolazioni esterne finalizzate allo sfruttamento economico. Un episodio che, al di là degli sviluppi giudiziari, segnala la necessità di una vigilanza sempre più attenta nel proteggere l’integrità dei percorsi concorsuali.

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