Sony chiude Bluepoint Games e scava nel passato: tra un progetto live service fallito e il sogno infranto di un remake di Bloodborne

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia, nell’aria ormai da qualche ora, ha trovato conferma ufficiale dai piani alti di Sony Interactive Entertainment: Bluepoint Games, lo studio texano acquistato nel 2021 e divenuto una delle pedine più rispettate dei PlayStation Studios, chiuderà i battenti definitivamente il mese prossimo. Circa settanta persone, quelle che compongono l’organico della software house fondata nel lontano 2006, si troveranno quindi senza lavoro, inghiottite da quella che Hermen Hulst, a capo della Studio Business Group, ha definito in una comunicazione interna — riportata poi da varie testate — come una necessaria “revisione aziendale” dettata da un contesto di mercato sempre più complesso e dai costi di produzione in vertiginosa ascesa -1-6-8. Si chiude, in questo modo, la parabola di un team che aveva fatto della maestria tecnica la propria cifra stilistica, regalando ad appassionati e critica alcuni tra i remake più celebrati dell’era PlayStation, come quello di Shadow of the Colossus nel 2018 o, due anni più tardi, la riedizione di Demon’s Souls che accompagnò il lancio di PlayStation 5 -2-9.

A rendere ancora più amara la pillola, per gli appassionati, è la sensazione di un’occasione sprecata: Bluepoint, dopo l’acquisizione, non aveva mai avuto modo di mettere mano a un progetto pienamente originale o quantomeno di inseguire quello che per molti fan rappresentava il sogno nel cassetto, e cioè un remake di Bloodborne. Proprio attorno a questo Titolo, un cult assoluto della scorsa generazione firmato FromSoftware, si è sviluppata nelle ultime ore una vicenda parallela che incrocia la triste sorte dello studio con le scelte aziendali del colosso giapponese. Lo sviluppatore amatoriale francese Maxime Foulquier, conosciuto per i suoi lavori ispirati all’universo di Yharnam, ha infatti rivelato — a seguito dell’annuncio della chiusura — di aver ricevuto da Sony, già nel marzo del 2025, una lettera di cease and desist per il suo progetto Bloodborne Top Down Arena, una rivisitazione in chiave isometrica del gioco originale -4-7.

Foulquier, che aveva già realizzato in passato altri contenuti non ufficiali ispirati alla stessa opera, ha spiegato come all’epoca avesse accolto quella diffida quasi con un moto di speranza: aveva pensato, ingenuamente, che dietro quella stretta sui diritti si celasse l’imminente annuncio di un remake ufficiale del gioco, e che proprio Bluepoint, forte dell’esperienza maturata con Demon’s Souls, fosse la candidata ideale per realizzarlo -4. Non aveva mai fatto parola pubblicamente della lettera, in fondo, perché riteneva che il silenzio fosse il prezzo da pagare in attesa di una rivelazione che tardava ad arrivare. L’amara scoperta è giunta invece ieri: non solo quel remake non è mai stato in lavorazione, ma lo studio che tutti indicavano come il suo naturale artefice è stato cancellato dalla strategia industriale di Sony, sacrificato sull’altare di una riorganizzazione che non ha mostrato alcuna pietà per i suoi trascorsi -7.

La sensazione di smarrimento, del resto, è amplificata dai numeri che raccontano la storia commerciale di Bluepoint, dati emersi allo scoperto grazie al massiccio leak che aveva coinvolto Insomniac Games nel 2024. Quelle cifre, ripescate in queste ore dai forum e dagli appassionati, dipingono il ritratto di una software house piccola — se paragonata ad altri colossi first party — ma dal rendimento solido: le vendite aggregate dei suoi giochi, comprese le collection per PlayStation 3 e i due remake più recenti, ammontavano a circa 7,6 milioni di copie, un risultato niente affatto trascurabile per uno studio di quelle dimensioni e specializzato principalmente in riproposizioni di classici -3. Eppure, questo patrimonio di credibilità e stima accumulato in quasi vent’anni di carriera non è bastato a scongiurarne la fine.

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