La criminologa Roberta Bruzzoni rischia il processo per stalking ai danni di una collega, l'avviso di chiusura indagini trasmesso a Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Cagliari ha formalmente chiuso le indagini a carico di Roberta Bruzzone, nota criminologa e volto noto della televisione, ipotizzando a suo carico il reato di stalking aggravato, commesso in concorso con altre tre persone. Il fascicolo, che comprende un imponente hard disk con la trascrizione di chat e conversazioni ritenute cruciali dagli inquirenti, è stato trasmesso per competenza alla procura di Roma, dove ora si valuterà la richiesta di rinvio a giudizio. Al centro della vicenda giudiziaria, destinata probabilmente ad approdare in tribunale, vi sarebbero condotte persecutorie protrattesi per circa tre anni ai danni di Elisabetta Sionis, psicologa forense e oggi giudice onorario presso il tribunale dei minori di Cagliari, nonché della figlia di quest'ultima, all'epoca dei fatti ancora minorenne.

L’accusa di stalking di gruppo e il contenuto delle chat

Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Gilberto Ganassi, che ha coordinato l'inchiesta, Bruzzone – insieme a Monica Demma, Giovanni Langella e Marzia Mosca, quest'ultima nota in rete con il nickname "Santanico" – avrebbe messo in atto una vera e propria strategia coordinata di aggressione virtuale. Gli investigatori hanno raccolto elementi che, a loro avviso, dimostrerebbero l'esistenza di un piano volto a screditare Sionis attraverso la pubblicazione sui social di messaggi denigratori, fotomontaggi del suo volto e frasi dal contenuto pesantemente offensivo. Negli atti depositati si parla di allusioni sessuali e di epiteti come "miserabile esistenza" o l'aver definito la collega "in putrefazione", espressioni che sarebbero state utilizzate nelle comunicazioni private del gruppo, poi finite agli atti, e che delineerebbero un quadro di sistematica demolizione della reputazione professionale e personale della vittima.

L'origine del conflitto: un vecchio caso giudiziario

Le radici dello scontro, che da tempo vede contrapposte le due professioniste, affondano in un procedimento penale risalente al 2017. Si tratta del processo relativo alla morte di Manuel Piredda e al grave incendio che sfigurò la moglie Valentina Pitzalis, un caso in cui entrambe le criminologhe avevano prestato la loro opera come consulenti tecniche, seppur per parti diverse. Bruzzone, che ha sempre respinto con forza ogni addebito, riconduce proprio a quel frangente l'origine di quella che definisce una persecuzione ai propri danni. La criminologa savonese, in una nota all'ANSA, ha dichiarato di rigettare totalmente le accuse e ha rilanciato, affermando di essere a sua volta vittima di atti persecutori: la persona da lei indicata come responsabile, ha spiegato, è attualmente indagata dalla procura di Roma per una serie di reati che includerebbero calunnia, diffamazione aggravata e falsa testimonianza, tutti commessi – sempre secondo la sua versione – ai suoi danni.

Le strategie difensive e la posizione degli altri indagati

La strategia difensiva di Bruzzone si basa quindi su una linea di totale contrapposizione, che punta a ribaltare il quadro accusatorio. Nelle chat finite nel mirino degli inquirenti, emergerebbero però conversazioni in cui la stessa Bruzzone avrebbe esortato i suoi collaboratori a passare al contrattacco. In un messaggio del settembre 2022, la criminologa avrebbe invitato a "attaccare" Sionis, dimostrando, a suo dire, la falsità delle sue accuse e l'uso di profili fake per molestare il gruppo. Un atteggiamento, questo, che i pm interpretano come la regia di una campagna denigratoria. Parallelamente, per gli altri tre indagati, la posizione appare variegata: per loro l'ipotesi accusatoria è quella di aver materialmente contribuito, con la loro attività sui social e sui canali YouTube e Twitch dedicati al crime, a diffondere e amplificare i contenuti offensivi, agendo in piena sintonia con la criminologa.

Il trasferimento a Roma e i precedenti

La complessità del fascicolo, che contiene anche atti relativi a una condanna in primo grado – quella di un presunto collaboratore di Bruzzone, Lucio Lipari, per persecuzioni ai danni della stessa Sionis – ha portato la procura di Cagliari a declinare la propria competenza territoriale in favore di quella romana, dove Bruzzone ha il suo domicilio legale. Sarà dunque la capitale il teatro della prossima fase, quella in cui si deciderà se le accuse reggono e se la criminologa dovrà presentarsi davanti a un giudice. Il ginepraio di querele e controquerel e che da anni alimenta questa faida professionale trova così un primo, potenziale, punto di svolta giudiziario, destinato ad accertare se dietro lo scontro tra due esperte di cronaca nera vi siano stati comportamenti penalmente rilevanti.

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