Jovanotti: la musica rifiorisce tra velocità e tecnologia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lorenzo Jovanotti, artista poliedrico e instancabile, è tornato sui palchi italiani con un’energia che sembra non conoscere pause. Dopo cinque date già concluse, il cantautore cortonese si prepara ad affrontare altri quarantanove concerti, sparsi tra grandi città e piccoli centri, in un tour che promette di essere uno dei più intensi della sua carriera. «Arrivo alla fine che sono da buttare, il giorno dopo mi devono rimontare», confessa con un sorriso, sottolineando quanto il contatto con il pubblico sia per lui un momento di rigenerazione.
Il ritorno di Jovanotti non è solo un evento musicale, ma un vero e proprio rito collettivo. Sul palco, l’artista si presenta quasi disorientato, fissando il pubblico per alcuni secondi, come per assorbirne l’energia. «Dà il senso del ritrovarsi», spiega. «I miei concerti sono una festa in casa, conosco sempre tutti quelli delle prime file, tra noi c’è una relazione quasi intima». Un legame che si è rafforzato negli anni, superando anche momenti difficili, come l’incidente in bicicletta a Santo Domingo che lo aveva costretto a una lunga pausa.
Quell’episodio, che aveva fatto temere per la sua carriera, sembra ormai un ricordo lontano. La lontananza dai palcoscenici indoor, durata più del previsto, è stata colmata in un attimo, grazie a un’anteprima al Palajova di Pesaro che ha segnato il suo ritorno nelle arene al chiuso. A Firenze, al Mandela Forum, Jovanotti ha scelto di esibirsi per otto serate consecutive, dal 22 marzo al 1° aprile, in quello che definisce un vero e proprio «ritorno a casa».
Il concept del tour, incentrato sul tema della fioritura, non è nato in risposta all’incidente, ma era già stato ideato in precedenza. «Già prima dell’incidente avevo progettato questo show», racconta Jovanotti. «La band mi ha aspettato, ma era già tutto impostato. L’idea della fioritura era presente, avremmo dovuto debuttare la scorsa primavera, ma l’incidente ha solo posticipato tutto di un anno».
Il tema della rifioritura, sia come metafora di vita che come elemento scenico, affonda le sue radici in suggestioni letterarie e personali. Jovanotti cita il diario di Etty Hillesum, vittima dell’Olocausto, e un’epifania vissuta durante un viaggio in America Latina, dove l’immagine dei fiori lo ha colpito profondamente. «Volevo trasformare i palazzetti in negozi di fiori», spiega, descrivendo uno spettacolo che unisce tecnologia, musica e poesia.
A Milano, all’Unipol Forum, Jovanotti ha inaugurato la prima di sei date sold out, a cui seguiranno altri appuntamenti a maggio. Il concerto, ricco di riferimenti culturali e personali, spazia dai ricordi di Candy Candy agli incontri con figure come il Papa e Bruce Springsteen, passando per riflessioni sulla politica e sulla società. Un fiume in piena, come sempre, che non smette di stupire e coinvolgere.




