Tensione a Tbilisi dopo il voto: scontri e assalto al palazzo presidenziale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre nel quartier generale di "Sogno Georgiano", il partito di governo, si festeggiava la vittoria di Kakha Kaladze alle elezioni locali, confermato per la terza volta alla guida della capitale con una percentuale che gli exit poll della televisione filogovernativa Imedi indicavano attorno al 76%, a poche centinaia di metri la situazione precipitava in una serie di eventi che hanno riportato alla memoria le tensioni di mesi precedenti.

La protesta sfocia nell'assalto

Migliaia di manifestanti, che da giorni animavano le piazze, hanno tentato di prendere d’assalto il palazzo presidenziale, partendo da Piazza della Libertà in una processione carica di tensione, scandita dalla presenza di bandiere georgiane e di quelle dell’Unione europea, quasi a simboleggiare il profondo solco che divide il paese. La folla, secondo quanto riferito da testimoni oculari, è riuscita a penetrare nel cortile della residenza presidenziale.

Gli scontri con la polizia

Un esiguo contingente di forze speciali, colto apparentemente impreparato, ha tentato una resistenza ricorrendo anche all’uso di spray al peperoncino per contenere l’impeto dei dimostranti. La reazione delle autorità non si è fatta attendere, trasformando il centro di Tbilisi in un teatro di scontri diretti, con la polizia che ha progressivamente dispiegato i propri reparti antisommossa per arginare quella che era ormai diventata una sfida aperta al potere costituito. I manifestanti hanno eretto barricate dopo essere stati sgomberati con l’impiego di lacrimogeni e idranti.

Le radici del malcontento

Questo improvviso inasprimento della protesta affonda le proprie radici nel malcontento generato dalle elezioni parlamentari di ottobre, vinte da "Sogno Georgiano" in un contesto di forti contestazioni da parte dell’opposizione. A fare da detonatore è stata la decisione del primo ministro di interrompere i negoziati per l’adesione all’Unione europea, una mossa interpretata da molti come una svolta decisiva verso l’orbita di influenza di Mosca.

Una frattura nell'identità nazionale

La capitale georgiana, divisa tra i festeggiamenti per una vittoria elettorale schiacciante e la rabbia di chi si sente escluso, vive ora giorni di estrema incertezza. Lo scontro va ben oltre la semplice disputa politica e delinea una frattura profonda nell’identità nazionale, tra chi sogna l'Europa e un governo accusato di aver compromesso il percorso di integrazione continentale.

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