Tensione a Tbilisi dopo le proteste e le minacce del premier
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La polizia georgiana ha impiegato, nel pomeriggio del 4 ottobre, idranti e spray urticanti per disperdere la folla di manifestanti che premeva davanti al palazzo presidenziale di Tbilisi, in una giornata segnata da elezioni municipali e da un malessere politico che ormai da settimane attanaglia il paese. Gli scontri, che hanno causato un numero imprecisato di feriti e centinaia di arresti, rappresentano l’episodio più acuto di una crisi esplosa nell’autunno del 2024, quando migliaia di cittadini sono scesi in piazza per contestare il voto, giudicato fraudolento, e per ribadire la propria aspirazione a un più stretto legame con l’Unione Europea.
Le elezioni contestate e il boicottaggio dell'opposizione
La tensione è rimasta palpabile, alimentata dalla decisione dell’opposizione europeista di boicottare completamente la consultazione amministrativa, vinta in maniera netta dal partito di governo «Sogno Georgiano». Quest’ultimo, che ha visto la riconferma a sindaco di Tbilisi dell’ex calciatore Kakha Kaladze con una percentuale superiore al settanta per cento, si è trovato a fronteggiare un’ondata di protesta che ieri ha toccato il suo apice con il tentativo di un gruppo di dimostranti di forzare i cordoni di sicurezza e di irrompere nella sede della presidenza. Un atto, quello dei manifestanti, che le forze dell’ordine sono riuscite a respingere dopo un confronto fisico prolungato.
L'accusa di golpe e le minacce del premier
Il primo ministro Irakli Kobakhidze, nel commentare gli eventi, ha usato toni durissimi definendo l’accaduto un “tentativo di colpo di Stato” e promettendo pubbliche rappresaglie contro i leader dell’opposizione. Le sue dichiarazioni, che fanno temere un’ulteriore stretta repressiva, giungono in un momento già delicatissimo per le relazioni internazionali della Georgia, dopo che i negoziati per l’adesione all’Unione Europea sono stati sospesi, creando una frattura con l’Occidente che molti ritengono difficile da ricomporre.
Uno stallo pericoloso tra governo e piazza
La situazione nel paese caucasico rimane dunque estremamente tesa, con un governo che appare determinato a procedere sulla sua strada nonostante il malcontento popolare e le frizioni diplomatiche. La piazza, dal canto suo, continua a esprimere una forte domanda di cambiamento e di avvicinamento all’Europa, una richiesta che, se inascoltata, rischia di perpetuare uno stato di conflitto interno le cui conseguenze sono ancora tutte da scrivere.




