La revisione auto cambia passo: addio alla cadenza annuale per i vetuste, si punta su Adas e batterie

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La storica ansia del tagliando biennale, quella che accompagna il possessore di un’auto appena superati i dieci anni di onorato servizio, potrebbe presto lasciare spazio a una routine meno oppressiva. Martedì scorso, la commissione trasporti del Parlamento europeo ha infatti votato – con un margine piuttosto netto di 30 favorevoli, 11 contrari e due soli astenuti – la bozza di revisione delle norme Ue relative alle prove periodiche di idoneità alla circolazione, gettando le basi per un aggiornamento tecnologico delle ispezioni che, per certi versi, rappresenta una piccola rivoluzione silenziosa.

Contrariamente alle attese generate dalla proposta iniziale della Commissione Europea, la quale auspicava un irrigidimento delle cadenze trasformando il controllo biennale in annuale per i mezzi più datati, i deputati hanno fatto marcia indietro. Questa misura, che avrebbe rappresentato un onere non indifferente per i portafogli degli automobilisti, è stata giudicata sproporzionata e non suffragata da evidenze concrete sulla riduzione degli incidenti. L’asticella della frequenza resta quindi ferma, e va detto che i singoli Stati membri godono già della facoltà di imporre scadenze più ravvicinate qualora lo ritengano opportuno, lasciando così un margine di manovra che Bruxelles non ha voluto comprimere ulteriormente.

Il salto di qualità tecnologico: Adas, batterie e la lotta alle manomissioni

Se la quantità delle revisioni non cambierà, è sulla loro qualità che si gioca la partita vera. Le nuove disposizioni, che dovranno ora superare l'esame dell’aula di Strasburgo previsto per metà maggio prima di avviare i negoziati con il Consiglio, mirano a trasformare il collaudo in un'analisi molto più approfondita dell'anima elettronica del veicolo. I sistemi Adas, quelli che ormai equipaggiano anche le utilitarie con frenata automatica d'emergenza e mantenimento di corsia, finora spesso lasciati ai margini delle verifiche, entreranno ufficialmente nel mirino dei centri di controllo. Parallelamente, verranno introdotte verifiche specifiche per i modelli elettrici e ibridi, la cui diffusione crescente rendeva ormai obsoleta la vecchia checklist pensata principalmente per i motori a combustione interna.

Non finisce qui. L’attenzione degli eurodeputati si è concentrata anche su due fronti caldi: l’inquinamento e le truffe. Per quanto riguarda le emissioni, verranno effettuate misurazioni più mirate degli ossidi di azoto (NOx) e del particolato, anche se – ed è un dettaglio non da poco – la bozza lascia ai singoli Paesi la decisione sull’effettiva portata di questi test, rendendoli di fatto volontari. Sul versante della trasparenza del mercato dell’usato, si alza invece la voce della lotta alle manomissioni dei contachilometri; le officine meccaniche saranno tenute a registrare le letture in un database nazionale, sebbene questo obbligo scatti solo per interventi di riparazione che superino la durata di un'ora, un compromesso pensato per non strozzare le piccole imprese.

La rivoluzione della mobilità: certificati temporanei e ispezioni in movimento

Altra novità di rilievo, destinata a facilitare la libera circolazione transfrontaliera, è l’introduzione del cosiddetto "certificato di idoneità temporaneo". Se un cittadino si trovasse lontano dal paese di immatricolazione, potrebbe effettuare la revisione in un altro Stato Ue ottenendo un documento valido per sei mesi, al termine dei quali dovrà comunque provvedere al controllo definitivo nel paese di origine. Un sollievo per chi vive spesso al di fuori dei confini nazionali. Infine, il perimetro dei controlli si allarga anche all’asfalto: le ispezioni tecniche su strada, in precedenza riservate principalmente a Tir e autobus, coinvolgeranno ora anche furgoni, auto e persino le motociclette pesanti (oltre i 125 cc), queste ultime destinate a perdere l’attuale flessibilità normativa che ne rendeva facoltativo il controllo. L’Ue si appresta così a coniugare la tolleranza sulle scadenze con un inasprimento sostanziale su ciò che viene effettivamente controllato, un equilibrio che lascia intravedere scenari operativi ancora tutti da scrivere nella fase negoziale finale.

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