Liste d'attesa, il bollettino Agenas fotografa il primo semestre 2026: oltre 1,6 milioni di prestazioni in più nei tempi, ma restano 2,8 milioni di sforamenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il confronto tra le Regioni in materia di liste d'attesa, lo si sa, è un esercizio che richiede cautela e che impone di maneggiare i dati con estrema attenzione; sulla carta, infatti, i criteri di elaborazione sono uniformi ma, nella pratica, non è affatto così, dal momento che esistono Regioni più rigorose nel mettere al primo posto il reale interesse del paziente e che, di conseguenza, classificano come urgente una prestazione che è, appunto, urgente.

Altre, invece, preferiscono abbondare in classificazioni meno stringenti, ricorrendo con più assiduità alle categorie D (Differibile, entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami strumentali) e P (Programmata, entro 120 giorni), rendendo ovviamente più facile rispettare tempi così estesi.

Il dato nazionale del primo semestre 2026

Il nuovo bollettino periodico di Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha appena aggiornato il suo portale di monitoraggio sulle liste d'attesa fotografando l'andamento del primo semestre del 2026 e, tra i dati più significativi, spicca quello relativo all'aumento della produttività: rispetto allo stesso periodo del 2025, sono state erogate oltre 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici in più entro i tempi massimi di garanzia.

Un risultato che l'Agenzia attribuisce a una migliore organizzazione dell'offerta e alla nuova Piattaforma nazionale di monitoraggio delle liste di attesa, presentata lo scorso maggio; ciò non toglie, tuttavia, che a livello nazionale quasi 2,8 milioni di prestazioni vengano ancora effettuate oltre i tempi massimi previsti dalla ricetta, con disparità di trattamento che persistono tra le diverse Regioni.

La situazione in Lombardia e il dato sul Lazio

Prendendo in esame il quadro lombardo, emerge come la Regione stia recuperando terreno sul rispetto dei tempi d'attesa rispetto al primo semestre del 2025, ma il dato complessivo resta preoccupante: nel primo semestre dell'anno in corso, per 330.639 prime visite ed esami, è stata proposta una prima disponibilità oltre i tempi previsti dalla ricetta, con sforamenti che riguardano anche alcune prestazioni da fare in urgenza.

Si tratta di un fenomeno ormai cronico che complica l'accesso alle cure per i pazienti i quali, per questo motivo, si trovano a volte messi di fronte a un bivio: aspettare il proprio turno oppure pagare l'esame in solvenza. Il Lazio, in questo contesto, si distingue come una delle regioni più virtuose, con nove prenotazioni su dieci che rientrano entro i limiti stabiliti, un dato che conferma l'efficacia delle politiche regionali in materia di abbattimento delle liste d'attesa.

Il monitoraggio di Agenas e le criticità strutturali

Il bollettino periodico di Agenas, che da anni monitora l'andamento delle liste d'attesa, evidenzia come il miglioramento della produttività del Servizio sanitario nazionale sia un fatto concreto, ma come permangano criticità strutturali legate all'organizzazione dell'offerta e alla disparità di trattamento tra i cittadini delle diverse aree del Paese.

Secondo la Fondazione Gimbe, che ha analizzato gli stessi dati, la situazione migliora, ma restano 2,8 milioni di prestazioni fuori soglia e persistono differenze significative tra le Regioni, con alcune che riescono a rispettare i tempi di garanzia per la quasi totalità delle prestazioni e altre che faticano a contenere gli sforamenti.

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