Lewis Hamilton e la realtà Ferrari: “Divario enorme” dalla Mercedes, Leclerc condivide la delusione a Suzuka
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Redazione Sport
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Il sesto posto conquistato nelle qualifiche del Gran Premio del Giappone rappresenta per Lewis Hamilton un’ulteriore, nitida fotografia del divario che ancora separa la Ferrari dalla vetta della classe. A Suzuka, circuito che tradisce senza pietà ogni minima debolezza tecnica, il pilota inglese ha chiuso la propria sessione cronometrata con un distacco di quasi otto decimi dalla pole position firmata da Andrea Kimi Antonelli, un margine che, nelle sue parole ai microfoni di Sky Sport, non può essere liquidato con un semplice rinvio alle responsabilità della power unit. “Dobbiamo recuperare un divario enorme”, ha sottolineato Hamilton, indicando con precisione analitica un dato di fatto che la classifica – sebbene veda la Rossa saldamente al secondo posto tra i costruttori – non può mascherare.
L’analisi del sette volte iridato si è spinta oltre il dato cronometrico, soffermandosi sulla natura di una debolezza che pare sistemica. Se l’erogazione di potenza, ammette, spiega una parte consistente del ritardo, non è questo l’unico fronte sul quale la squadra è chiamata a intervenire. La velocità espressa dalla Mercedes nel primo settore, un tratto di pista che premia il carico aerodinamico e la capacità di inserimento in curva, ha rappresentato per Hamilton la prova lampante di una carenza che investe l’intera vettura, dalla meccanica al telaio. È una considerazione, la sua, che arriva al termine di un weekend iniziato con le difficoltà di feeling della prima giornata e che, nonostante il sesto tempo agguantato – posizionandolo al fianco di Lando Norris in terza fila – lascia l’amaro in bocca.
Leclerc condivide la delusione: il confronto diretto si riaccende
A fare eco alle parole del più titolato dei suoi compagni di squadra è stato Charles Leclerc, che a Suzuka ha ritrovato quella competitività sul giro secco che a Shanghai, su un tracciato storicamente indigesto per il monegasco, era parsa improvvisamente offuscata. Il confonto diretto in qualifica è tornato a sorridergli – con un margine di 162 millesimi su Hamilton – ma il suo umore, al termine della Q3, non è stato per questo meno critico. “Sono un po’ deluso”, ha ammesso Leclerc, un’espressione che pesa come un macigno se si considera che le aspettative di inizio stagione, alimentate dal primo podio del compagno nel round precedente, prospettavano una traiettoria di crescita più rapida.
Il dato tecnico, per entrambi, si è intrecciato con una variabile imprevista e, per certi versi, paradossale. Nel corso delle qualifiche, il software della SF-26 ha infatti manifestato un malfunzionamento che, secondo quanto riferito dallo stesso Hamilton, ha frenato la sua rincorsa in un momento cruciale della sessione. Una sorta di “algoritmo impazzito” – per usare la sua efficace definizione – che ha impedito di sfruttare appieno il potenziale della vettura, aggiungendo un velo di frustrazione a una prestazione già di per sé al di sotto delle aspettative.
La griglia di partenza racconta un divario strutturale
A guardare la griglia di partenza che si schiererà domani sul circuito giapponese, il dato che colpisce non è tanto la posizione di Hamilton – la terza fila, dopo il podio conquistato in Australia, può essere letta anche come un passo avanti rispetto alle difficoltà iniziali del weekend – quanto il distacco dal vertice. Quasi otto decimi dalla Mercedes di Antonelli rappresentano, in un campionato di Formula 1 dove i margini si misurano in millesimi, un abisso tecnico che nessuna strategia di gara, per quanto azzeccata, può colmare senza un lavoro profondo sulla vettura.
Per la Ferrari, attualmente seconda forza del campionato, la realtà emersa dalle qualifiche di Suzuka impone una riflessione che va oltre il consueto ottimismo di inizio stagione. L’equilibrio del mondiale, con tre round già alle spalle, consegna una classifica che non mente, ma i dati sul passo e sul giro secco raccontano di una squadra chiamata a un recupero imponente per trasformare la solidità attuale in una concreta capacità di lottare per la vittoria. I piloti, dal canto loro, hanno smesso da tempo di nascondersi dietro al potenziale inespresso.
Le parole chiare dei piloti come bussola per il futuro
Lewis Hamilton, nella sua analisi a caldo, ha scelto di non azzardare pronostici sulla gara di domani, consapevole che la variabile del problema software emerso in qualifica rende ogni previsione un esercizio aleatorio. Il suo linguaggio, improntato a un realismo che non cerca facili alibi, ha trovato piena sintonia con quello di Leclerc: entrambi hanno descritto la situazione per quella che è, senza cedere alla tentazione di minimizzare il gap o di scaricare le responsabilità esclusivamente sul reparto motori.
L’impressione che si ricava dalle parole dei due ferraristi è quella di una squadra che ha preso atto della distanza che la separa dalla vetta, un divario che appare “enorme” secondo la definizione del sette volte iridato. Un giudizio netto che, proprio perché formulato da chi siede nell’abitacolo, assume il valore di un termometro preciso sullo stato di salute tecnica del progetto. Domani, il via dal sesto e dall’ottavo posto (quest’ultima la posizione di Leclerc) offrirà un primo banco di prova in assetto da gara, ma la strada per colmare il margine dalla Mercedes si annuncia lunga e irta di interventi che dovranno coinvolgere ogni singolo reparto della scuderia.




