Ferrari, la delusione continua: Leclerc e Hamilton fuori dai primi dieci a Imola
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Redazione Sport
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Non bastavano le premesse incerte, le promesse mancate, i ritardi tecnici che hanno segnato l’inizio di stagione. Ora, alla vigilia del Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna, la Ferrari tocca il fondo: per la prima volta nella storia del circuito di Imola, nessuna delle due monoposto rosse è riuscita a qualificarsi tra le prime dieci posizioni. Un colpo duro, soprattutto per i tifosi accalcati lungo le tribune della pista intitolata a Enzo Ferrari, che hanno visto svanire ogni speranza ancora prima del via.
Charles Leclerc, solitamente misurato nelle critiche, non ha nascosto la rabbia: «È inaccettabile. La SF-75 non ha le prestazioni per competere, e dobbiamo chiedere scusa ai tifosi». Parole che suonano come un’ammissione di fallimento, mentre il team cerca di capire dove sia finita la competitività che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto caratterizzare questa stagione. L’arrivo di Lewis Hamilton, accolto come una garanzia di riscatto, non ha prodotto gli effetti sperati: anzi, il sette volte campione del mondo si è trovato invischiato negli stessi problemi tecnici che affliggono Leclerc.
Sul fronte opposto, la griglia di partenza racconta una storia diversa. Oscar Piastri, con la sua McLaren, ha conquistato la pole position, precedendo di un soffio Max Verstappen e George Russell. Un risultato inaspettato, che ribalta gli equilibri e costringe la Red Bull a rincorrere. Ma mentre gli avversari si preparano a lottare per la vittoria, la Ferrari è costretta a pensare alla rimonta, con entrambi i piloti chiamati a recuperare posizioni da metà gruppo.
Il problema, però, non è solo la qualifica. La SF-75 sembra affetta da un male cronico: manca di stabilità in frenata, perde tempo nei settori lenti, e le correzioni apportate finora non hanno sortito effetti tangibili. C’è chi, tra gli addetti ai lavori, evoca il nome di Adrian Newey, il genio della aerodinamica che ha plasmato le vetture più vincenti degli ultimi decenni, quasi a sottolineare che senza un salto di qualità tecnico, ogni ambizione è destinata a rimanere tale.




