Bulgaria, l’ottavo voto in cinque anni per uscire dal labirinto politico
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Redazione Esteri
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Le urne in Bulgaria sono state aperte dalle sette locali (le sei in Italia) di questa domenica 19 aprile, e gli elettori – chiamati per l’ottava volta in cinque anni a esprimere la propria preferenza – sperano che questo scrutinio, l’ennesimo anticipato, riesca finalmente a rompere un’impasse che paralizza Sofia dal 2021. Nessuna delle sette tornate precedenti, va ricordato, ha saputo produrre un esecutivo stabile: i governi nati da quelle consultazioni, spesso coalizioni eterogenee dove si sono alternati movimenti conservatori, progressisti e centristi, sono implosi rapidamente sotto il peso di rivalità intestine o in seguito a ondate di proteste popolari. La crisi politica, profonda e ormai strutturale, trova la sua radice in un parlamento tradizionalmente frammentato, incapace di aggregare maggioranze solide e durature. E proprio in questo contesto di instabilità cronica, il voto di domenica assume un rilievo cruciale per il futuro della nazione balcanica, membro dell’Unione europea ma da sempre sospesa tra Oriente e Occidente.
Rumen Radev, il generale che ha lasciato la presidenza per guidare la sfida
Il favorito di questa competizione è Rumen Radev, un ex generale dell’aeronautica – sessantaduenne, con alle spalle nove anni di presidenza – che a gennaio ha volontariamente dismesso il proprio mandato, una carica perlopiù cerimoniale, per indire nuove elezioni e presentarsi alla guida della coalizione di centro-sinistra “Bulgaria Progressista”. Lui, che è stato presidente per quasi un decennio nella nazione dell’Europa orientale, ha deciso di giocarsi l’ultima carta politica proprio mentre il suo secondo mandato volgeva al termine. Il suo profilo, del resto, non è mai stato convenzionale: ex pilota militare (qualcuno lo ha soprannominato “Top Gun” dei Balcani), Radev ha fatto della fermezza e di un certo nazionalismo economico i suoi cavalli di battaglia. Promette una lotta alla corruzione – piaga storica del paese – ma sono le sue posizioni in politica estera a preoccupare Bruxelles.
Il nodo russo e lo scontro con Kiev che allarma l’Ue
Radev ha sostenuto con convinzione un riavvicinamento alla Russia, e non ha mai nascosto le sue critiche all’invio di aiuti militari all’Ucraina; anzi, il suo braccio di ferro con il presidente ucraino Zelensky è stato piuttosto aspro, tanto da far temere a molti stati membri dell’Unione europea che Sofia possa invertire la rotta atlantista seguita finora. Il sì al petrolio russo, malgrado le sanzioni comunitarie indirette, è uno dei punti più controversi del suo programma. E proprio per questo la sua eventuale ascesa – lui che già guida il paese nei sondaggi – viene vista con apprensione da una Ue che non può permettersi un’altra capitale ribelle sulle questioni energetiche e di sicurezza. L’ex generale, va detto, ha saputo costruire il proprio consenso anche su un sentimento diffuso di stanchezza verso le élite tradizionali, sfruttando quel malessere popolare che ha mandato in frantumi tanti governi di coalizione.
Un parlamento frammentato e l’incognita delle alleanze post-voto
L’ottavo voto anticipato in cinque anni, dunque, non è solo un numero: è il sintomo più evidente di una democrazia che fatica a trovare un equilibrio. Le urne, aperte domenica, raccoglieranno le preferenze per eleggere un nuovo presidente e rinnovare l’assemblea, ma il vero nodo – come insegna la cronaca recente – sarà quello delle alleanze successive. Nessun partito, neppure il gruppo di Radev, sembra in grado di raggiungere da solo la maggioranza assoluta. E così il rischio, concreto, è che si ripeta lo stesso copione degli ultimi cinque anni: consultazioni interminabili, veti incrociati, e alla fine un esecutivo nato già fragile, pronto a collassare al primo scossone. I cittadini bulgari, dal canto loro, hanno mostrato segni di crescente disaffezione, ma l’affluenza di questa tornata – che pure si annuncia decisiva – dirà molto sulla pazienza residua di un paese stremato dalla precarietà politica. Le prime indicazioni, con gli exit poll attesi a partire dalle 19 locali, forniranno forse un primo, parziale, indizio sulla direzione che prenderà questa complessa partita balcanica.




