Il siluro Usa che ha affondato la Iris Dena, la nave iraniana al largo dello Sri Lanka: almeno 87 i morti
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Redazione Esteri
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Il primo affondamento di una nave da guerra nemica per mano di un sottomarino statunitense dalla fine del Secondo conflitto mondiale è avvenuto nelle acque dell’Oceano Indiano, a poche miglia dalla costa meridionale dello Sri Lanka, e ha come protagonista un’unità d’élite della marina di Teheran, la fregata Iris Dena, centrata in pieno da un siluro Mark 48 lanciato da un “fast attack submarine” della Marina americana, il cui nome, per ragioni di sicurezza operativa, non è stato ancora reso noto dal Pentagono. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, nel corso di una conferenza stampa convocata d’urgenza al Pentagono, ha confermato l’azione offensiva — descrivendola come una “morte silenziosa” per l’equipaggio iraniano — e l’ha inserita a pieno Titolo nell’ambito dell’operazione Epic Fury, la campagna militare su larga scala che Stati Uniti e Israele stanno conducendo contro obiettivi della Repubblica Islamica, un conflitto che, come ha tenuto a sottolineare il capo del Pentagono, non risparmierà nessun teatro e si estenderà ben oltre i confini regionali del Medio Oriente.
Mentre Hegseth rilasciava dichiarazioni trionfalistiche sulla progressiva conquista dello spazio aereo iraniano e sul fatto che le forze statunitensi stanno “solo accelerando” il ritmo delle operazioni, le autorità dello Sri Lanka erano impegnate in una complessa e drammatica missione di soccorso in mare, lanciata dopo aver ricevuto un segnale di distress dalla nave iraniana, ormai in procinto di inabissarsi. I soccorritori, giunti sul posto a bordo di imbarcazioni e mezzi aerei, non hanno trovato alcun relitto emergente ma solo un’estesa chiazza di carburante, detriti e decine di corpi senza vita galleggianti tra i rottami. Il bilancio, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri dello Sri Lanka Vijitha Herath e ripreso da diverse agenzie internazionali, parla di almeno 87 marinai iraniani morti — i cui corpi sono stati recuperati e trasferiti all’obitorio dell’ospedale di Galle — e di altri 32 superstiti tratti in salvo in condizioni di seria gravità, molti dei quali con ustioni e ferite riportate nell’esplosione, mentre il numero dei dispersi, stando alla documentazione di bordo che indicava un equipaggio complessivo di circa 180 unità, oscillerebbe tra i 60 e i 70 uomini, ancora disperdendosi alla deriva nell’oceano.
La dinamica precisa dell’attacco è stata ricostruita in parte dal video diffuso sui canali ufficiali del Pentagono, che mostra il momento esatto in cui il siluro americano impatta lo scafo della fregata iraniana, una nave di classe Moudge entrata in servizio nel 2021 e considerata tra le più moderne e tecnologicamente avanzate della flotta di superficie di Teheran, dotata di sistemi di guerra elettronica che, evidentemente, non sono stati in grado di rilevare in tempo la minaccia subacquea o di contrastare l’ordigno in avvicinamento. Il capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine, ha specificato che il siluro impiegato è un modello Mark 48, un’arma pesante progettata proprio per la distruzione di bersagli di superficie di grande stazza, e che il lancio è avvenuto da un sottomarino d’attacco a propulsione nucleare, un mezzo che garantisce alla Marina americana una capacità di proiezione globale e di interdizione navale pressoché totale, come ha voluto rimarcare lo stesso Caine, parlando della capacità di “perseguitare, trovare e uccidere” il nemico in qualsiasi punto degli oceani.




