Il siluro americano che ha colpito la Iris Dena, un gioiello della flotta iraniana affondato al largo dello Sri Lanka
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Redazione Esteri
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La conferma, se mai ve ne fosse stato bisogno, è arrivata direttamente dal capo del Pentagono, Pete Hegseth, nel corso di un briefing alla stampa: è stato un sottomarino degli Stati Uniti, con un lancio di siluro, a mandare a fondo la fregata iraniana Iris Dena nelle acque dell'Oceano Indiano, a poche decine di miglia dalla costa meridionale dello Sri Lanka. L'azione bellica, inserita nel più ampio scenario del conflitto in corso tra Washington e Teheran e voluta dall'amministrazione del presidente Donald Trump, ha provocato un numero di vittime che le autorità locali e le agenzie internazionali concordano nell’attestare ad almeno ottanta marinai iraniani, sebbene il numero dei dispersi, inizialmente stimato intorno al centinaio e poi rivisto, renda purtroppo il bilancio provvisorio. Il portavoce della Marina dello Sri Lanka, Buddika Sampath, ha descritto il ritrovamento di corpi e superstiti in mare, uomini che galleggiavano tra i rottami e le chiazze di nafta e che sono stati tratti in salvo dalle unità di soccorso di Colombo, le quali, giunte sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare l'assenza del naviglio, già completamente inabissatosi.
La nave che ora giace sui fondali, a quaranta miglia nautiche dal porto di Galle, non era un semplice scafo di linea, ma rappresentava uno dei vanti tecnologici della Marina della Repubblica islamica. La Iris Dena, infatti, apparteneva alla classe Moudge, una serie di cacciatorpediniere (o fregate, a seconda delle classificazioni) costruiti interamente in Iran e orgogliosamente presentati come il fiore all’occhiello della Flotta Meridionale. Varata con il nome dell'omonima montagna, era un'unità lunga novantaquattro metri e dal dislocamento di circa millecinquecento tonnellate; la sua particolarità risiedeva nell’apparato propulsivo, firmato con i motori nazionali "Bonyan 4", e in un sistema di lancio verticale che, stando alle dichiarazioni dei vertici militari di Teheran, le avrebbe consentito di ingaggiare simultaneamente fino a cinque bersagli tra quelli intercettati dai suoi radar, con una portata di trecento chilometri per la scoperta aerea.
L’arma che ne ha causato l’affondamento, come riferito da fonti statunitensi, è un siluro pesante Mk 48, il modello standard per la componente subacquea della US Navy, un ordigno costato diversi milioni di dollari e capace di trasportare una testata esplosiva di quasi trecento chilogrammi per decine di chilometri, una “morte silenziosa” – l’hanno definita al Pentagono – che non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale. La fregata, ed è questo un dettaglio che aggiunge un ulteriore strato di complessità alla vicenda, stava facendo ritorno da Visakhapatnam, in India, dove aveva preso parte alla International Fleet Review 2026, un evento di soft power e cooperazione navale regionale a cui partecipano tradizionalmente numerose marine straniere. Al largo dello Sri Lanka, il suo viaggio di rientro si è interrotto per sempre.
La dinamica del salvataggio e la reazione delle autorità locali
Mentre le agenzie di stampa diffondevano le drammatiche testimonianze dei naufraghi iraniani raccolti in mare – uno scenario di devastazione che ha visto i pescatori e i soccorritori cingalesi calare le scialuppe tra i corpi senza vita – il ministro degli Esteri Vijitha Herath riferiva al parlamento locale i dettagli di una richiesta di aiuto giunta alla sala operativa della marina intorno alle cinque del mattino. Le motovedette dello Sri Lanka, una volta raggiunta l'area indicata nel messaggio di soccorso, non hanno potuto avvistare alcuna sagoma di nave, ma solo macchie d'olio e detriti: segni inequivocabili di un affondamento avvenuto in acque che Colombo ha fretta di specificare come internazionali, al di fuori della propria giurisdizione, per evitare qualsiasi implicazione diplomatica diretta. Sono stati tratti in salvo trentadue membri dell'equipaggio, immediatamente trasportati negli ospedali di Galle per le cure del caso, mentre le ricerche, condotte con mezzi aerei e navali, si sono protratte per ore nella speranza di trovare altri sopravvissuti.
Caratteristiche tecniche e il contesto dell'attacco con siluro
Il siluro Mk 48 che ha centrato in pieno la Iris Dena, squarciandone lo scafo, è un sistema d'arma subacqueo pesante, progettato per ingaggiare bersagli di superficie e sommergibili, e la sua adozione da parte della marina americana risale agli anni Settanta, con successivi aggiornamenti che ne hanno mantenuta elevata l'efficacia letale. Sulla nave iraniana, invece, l'armamento antinave era rappresentato da missili Qader e da una dotazione di cannoni e mitragliere, tra cui un pezzo Fajr-27 da settantasei millimetri e impianti antiaerei Fath-40, che nulla hanno potuto contro un attacco subacqueo improvviso e non dichiarato. La Dena, reduce anche da missioni di circumnavigazione del globo che l'avevano portata fino al Brasile, era percepita come un simbolo della capacità iraniana di proiettare potenza oltre il Golfo Persico, una percezione che l'azione del sottomarino statunitense ha inteso evidentemente stroncare, senza lasciare spazio a repliche.
L'intervento confermato da Hegseth e il peso strategico della perdita
Nel corso della stessa conferenza stampa, Hegseth ha voluto sottolineare come l'affondamento rappresenti una dimostrazione inequivocabile della portata globale della forza militare americana, capace di "cacciare e uccidere" unità nemiche in qualsiasi oceano, mentre il generale Dan Caine, a capo del Comando Centrale, ribadiva che il siluro ha spedito la nave iraniana "sul fondo del mare". Le autorità di Colombo, da parte loro, si sono limitate a coordinare le operazioni di salvataggio – recuperando anche salme – e a prendere atto della situazione, annunciando che solo in un secondo momento si potrà procedere con accertamenti più approfonditi sulle cause del disastro, sebbene la dinamica, con l'esplosione segnalata dai superstiti, appaia tragicamente chiara a tutti gli osservatori internazionali.




