L’affondamento della Iris Dena al largo dello Sri Lanka, il Pentagono: «Colpita da un nostro sottomarino con un siluro»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il teatro dell’Oceano Indiano, e più precisamente le acque internazionali a poche decine di miglia nautiche dalla costa meridionale dello Sri Lanka, è stato scenario di un’azione militare destinata a lasciare il segno negli equilibri già tesissimi della regione. La fregata iraniana Iris Dena, una delle unità più moderne della flotta di Teheran, è stata presa di mira e affondata, e a rivelare la dinamica – con una conferma che arriva direttamente dai vertici del Dipartimento della Difesa statunitense – è stato il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Nel corso di un’informativa dal Pentagono, Hegseth ha dichiarato senza mezzi termini che un sottomarino americano ha lanciato un siluro contro il battello nemico, un’operazione che, per esplicita ammissione del segretario, rappresenta il primo affondamento di un’unità avversaria da parte della marina statunitense dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Le conseguenze dell’attacco, avvenuto a circa 40 miglia nautiche dal distretto portuale di Galle, si sono rivelate catastrofiche per l’equipaggio. Secondo quanto ricostruito dalle autorità dello Sri Lanka, immediatamente mobilitatesi in un’operazione di soccorso coordinata dalla marina e dall’aeronautica locale, a bordo della nave viaggiavano 180 militari. Il ministro degli Esteri Vijitha Herath, nel suo intervento dinanzi al parlamento di Colombo, ha fornito i primi dettagli ufficiali sul dramma in corso: al momento, trentadue naufraghi sono stati tratti in salvo e trasportati d’urgenza al Karapitiya Hospital di Galle, dove uno di loro versa in condizioni critiche mentre altri sette sono stati sottoposti a cure intensive. Le operazioni di ricerca, ostacolate dalle avverse condizioni e dalla vastità dell’area, hanno permesso di recuperare purtroppo anche dei corpi senza vita, sebbene il numero esatto delle vittime accertate non sia stato ancora ufficializzato.

Il bilancio provvisorio e le voci sui dispersi

La conta dei sopravvissuti e delle vittime resta purtroppo provvisoria e frammentaria, con fonti che forniscono cifre parzialmente discordanti, complici la confusione delle fasi immediatamente successive all’affondamento e la difficoltà di censire un equipaggio sbalzato in mare. Le stime più accreditate, riportate da diverse agenzie internazionali e fatte proprie da funzionari della Difesa dello Sri Lanka, parlano di almeno 101 marinai dispersi, accanto ai quali si contano 78 feriti, alcuni dei quali estratti dalle acque in stato di shock e con principi di ipotermia. Il portavoce della marina singalese, comandante Buddhika Sampath, ha descritto ai giornalisti la scena surreale che si è parata davanti agli occhi dei soccorritori giunti sul posto: nessuna traccia dello scafo, già colato a picco, ma solo una larga chiazza di nafta, rottami e diverse zattere di salvataggio alla deriva con uomini aggrappati.

La dinamica dell’affondamento, sebbene ufficialmente rivendicata da Washington, trova una crepa nella versione ufficiale singalese: il comandante Sampath, pur confermando l’avvenuto soccorso, ha tenuto a precisare che le forze armate del suo Paese non sono in grado di confermare la causa del disastro, respingendo anzi le voci di un attacco sottomarino e limitandosi a constatare l’emergenza umanitaria. La fregata Iris Dena, appartenente alla classe Moudge e progettata per operare in acque profonde, era armata con missili antinave e superficie-aria e rappresentava un fiore all’occhiello della marina ideologica iraniana, tanto da essere stata scelta, nel 2023, come nave ammiraglia per un tour internazionale che l’aveva portata in Brasile e in Sudafrica, suscitando all’epoca più di qualche apprensione negli ambienti diplomatici occidentali.

Il contesto bellico e le ripercussioni immediate

L’affondamento della nave da guerra non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una escalation bellica di più ampia portata che da giorni infiamma il Medio Oriente. Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran, iniziati nello scorso fine settimana, hanno già provocato una stretta al vertice del regime, con la morte della Guida Suprema Ali Khamenei e di centinaia di altre persone, tra cui numerosi civili rimasti uccisi in un bombardamento che ha colpito una scuola femminile nella città di Minab. In risposta, Teheran ha moltiplicato i lanci di droni e missili contro basi statunitensi in Qatar e contro obiettivi in Kuwait e Arabia Saudita, dove un tentativo di attacco con drone alla raffineria di Ras Tanura è stato sventato senza danni.

La macchina militare americana, guidata dalla rinnovata determinazione dell’amministrazione Trump, non mostra segni di cedimento. Il segretario Hegseth, affiancato dal generale Dan Caine, ha promesso che le forze armate colpiranno in maniera progressivamente più profonda il territorio iraniano, cercando di ottenere la superiorità aerea totale nel giro di pochi giorni. In questo clima, l’azione del sottomarino americano assume il sapore di una dimostrazione di forza e di invulnerabilità: colpire una nave da guerra nemica in acque internazionali, lontano dal teatro principale, e farla sparire dai radar con un siluro, senza che l’equipaggio abbia potuto opporre resistenza o persino lanciare un efficace mayday.

Le reazioni istituzionali e gli scenari aperti

Mentre i soccorritori continuano a perlustrare l’Oceano Indiano nella vana speranza di trovare altri superstiti, la macchina diplomatica e militare si muove su binari paralleli. Da un lato, il governo dello Sri Lanka si trova nella delicata posizione di dover gestire un’operazione di salvataggio in acque internazionali e accogliere i feriti, evitando di essere trascinato in uno scontro diretto tra le due potenze. Dall’altro, a Washington si prepara una riunione urgente alla Casa Bianca: per venerdì è previsto un vertice con i dirigenti dei maggiori appaltatori della difesa, tra cui Lockheed Martin e la società madre di Raytheon, per discutere come accelerare la produzione di armi e rimpinguare le scorte, gravemente intaccate dai continui attacchi contro l’Iran e dalle altre operazioni in corso.

La fregata Iris Dena, va ricordato, era reduce dalla partecipazione all’esercitazione navale multinazionale Milan 2026, svoltasi nel Golfo del Bengala, e stava probabilmente facendo rotta verso le proprie basi quando è stata intercettata e distrutta. Il fatto che una nave da guerra, in tempo di conflitto aperto, si trovasse a navigare in acque internazionali a così poca distanza da uno Stato non belligerante come lo Sri Lanka pone interrogativi sulle reali missioni della marina iraniana, sebbene al momento non vi siano conferme su eventuali obiettivi della Iris Dena. Quel che è certo, come sottolineato dal portavoce della marina singalese, è che i soccorritori non hanno osservato alcun altro natante o aeromobile nell’area al momento del loro intervento, un dettaglio che, se da un lato lascia intendere la furtività dell’attacco, dall’altro rende ancora più complesso stabilire con certezza la dinamica di quanto accaduto nelle ore precedenti l’alba di mercoledì.

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