Calcagno e il sindacato francese sostengono Rabiot sul calendario, caso Milan-Como in Australia
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Redazione Sport
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La posizione assunta da Adrien Rabiot, il quale non ha esitato a definire "folle" la decisione di disputare la partita tra Milan e Como a Perth, in Australia, ha innescato un dibattito che travalica i confini del semplice botta e risposta tra un calciatore e un dirigente. Il presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, Umberto Calcagno, intervenendo sulla questione, ha posto l'accento su un principio che considera fondamentale: la libertà di espressione dei tesserati. Calcagno, il cui intervento si distingue per un tono volto alla mediazione ma fermo nel contenuto, ha implicitamente accolto le perplessità del centrocampista rossonero, sottolineando come i giocatori, che sono la parte più essenziale dello spettacolo calcistico, debbano poter manifestare le proprie valutazioni senza timore di ripercussioni, soprattutto quando queste toccano temi sensibili come la loro integrità fisica e la qualità complessiva del torneo.
Le ragioni di una trasferta eccezionale
La contestata trasferta australiana, che la Uefa ha autorizzato "in via eccezionale", rappresenta un ulteriore passo nella strategia di internazionalizzazione della Serie A, la quale, seguendo l'esempio della Supercoppa Italiana già ospitata in nazioni come Arabia Saudita e Cina, prova a esportare il suo prodotto in mercati considerati di frontiera. L'operazione, stando a quanto si apprende, non sarebbe dettata da mere esigenze logistiche ma sarebbe sorretta da consistenti motivazioni di natura economica, un aspetto che, se da un lato apre nuovi scenari commerciali per i club, dall'altro solleva interrogativi non banali sull'equilibrio tra sviluppo globale e tutela degli atleti, i quali si trovano a dover sopportare impegni sempre più gravosi e viaggi intercontinentali.
L'Unfp si schiera a fianco del calciatore
Oltre all'appoggio ricevuto dall'Aic, a Rabiot è giunto il sostegno anche dal sindacato dei calciatori francesi, l'Unfp, il quale ha voluto rimarcare come l'osservazione del centrocampista sia condivisa da una "stragrande maggioranza" di colleghi. In una sua nota, l'organizzazione d'Oltralpe ha fatto notare che non tutti i giocatori godono della stessa visibilità mediatica o della stessa capacità di accedere ai grandi mezzi d'informazione; molti di loro, pur condividendo le stesse apprensioni, non hanno la medesima opportunità per far sentire la propria voce. L'Unfp, in definitiva, ha rivendicato per tutti i tesserati non solo un diritto, ma addirittura un dovere, quello di esprimersi su questioni che incidono direttamente sulla loro professione e sul loro benessere.
La replica di De Siervo e la legittimità delle preoccupazioni
La replica dell'amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo, che aveva rimproverato a Rabiot di dimenticare di "essere pagato per giocare a calcio", ha certamente alimentato la dialettica, portando il confronto su un piano diverso, che mescola aspetti contrattuali a considerazioni di natura quasi filosofica sul ruolo del calciatore moderno. Tuttavia, la risposta del sindacato italiano, pur senza citare direttamente De Siervo, si muove su un binario differente, evitando la polemica frontale e privilegiando invece la sostanza del problema. Calcagno, infatti, pur senza sconfessare le strategie di lega, ha ritenuto di dover classificare come "legittime" le preoccupazioni espresse dai giocatori, le quali, a suo avviso, meritano di essere accolte con uno spirito costruttivo e non liquidate con una semplice affermazione di principio.




