Canzonissima, la seconda puntata regala emozioni e un trionfo che sa di rivalsa per Arisa

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milly Carlucci, al timone di questa rivisitazione del celebre varietà che ha segnato la storia della televisione italiana, sembra aver finalmente trovato la chiave di volta. Se nel debutto si era intravista una certa tensione, dettata forse dalla necessità di confrontarsi con la serrata concorrenza del programma di Canale5, sabato 28 marzo la conduttrice ha mostrato una padronanza diversa, più rilassata e sciolta. Una consapevolezza nuova, quella di non dover subire il confronto con l’altra ammiraglia, che le ha permesso di gestire i tempi e le emozioni in scena con una mano decisamente più ferma. Il risultato, evidente già dalle prime battute, è stato un appuntamento che ha saputo restituire allo spettatore quella miscela di gara e spettacolo che fu l’essenza del format originale.

Un omaggio sentito e il trionfo di una “leva” indimenticabile

La serata si è aperta con un momento di alto valore artistico, destinato a rimanere tra i più ricordati di questa edizione. La voce di Gino Paoli, seppur evocata attraverso le note registrate che hanno invaso l’Auditorium Rai del Foro Italico, ha ricevuto un tributo che gli stessi giudici di sala non hanno esitato a definire da dieci in pagella. Un omaggio dovuto al cantautore genovese, che ha stabilito immediatamente il tono di una puntata votata all’intensità. Sul fronte della competizione, tuttavia, è stato un altro mostro sacro della canzone d’autore a farla da padrone: Francesco De Gregori. Arisa, entrata in gara con “La leva calcistica della classe ’68”, brano pubblicato nel lontano 1982, ha offerto un’interpretazione magistrale che le è valsa non solo il punteggio più alto della serata ma anche il pass diretto per la finale. Un’impresa notevole, quella della cantante, che ha saputo distillare la malinconia e la forza del testo di De Gregori in una performance capace di ottenere unanimi consensi, raccogliendo un voto complessivo di 9.

Lacrime e pagelle: il peso delle dediche e le dissonanze in classifica

Se Arisa ha rappresentato il vertice artistico della puntata, il momento più crudo dal punto di vista emotivo è arrivato con Elettra Lamborghini. La giovane artista, visibilmente commossa fino alle lacrime, ha scelto di dedicare il brano di Antonello Venditti a una figura particolarmente significativa della sua vita personale. Un gesto intimo che, se da un lato ha toccato il pubblico in sala, dall’altro non è bastato a convincere i critici presenti: la sua esibizione è stata infatti valutata con un punteggio molto basso, che in pagella si è tradotto in un “agghiacciante” 3, a testimonianza di come il valore emotivo non sempre coincida con la resa tecnica in competizioni di questo genere. A muoversi su coordinate opposte è stata Irene Grandi, capace di “graffiare” con la sua interpretazione fino a ottenere un 8, mentre un’altra nota stonata è arrivata dall’esibizione dei Jalisse, relegati ai margini della classifica con un giudizio che li ha descritti come da “tv locale”, fermandosi a un 4.

L’arte varia tra standing ovation e conferme

A bilanciare il giudizio severo riservato ad alcuni concorrenti ci ha pensato la sezione puramente canora del varietà, quella in cui la tradizione si fa spettacolo puro. Vittorio Grigolo ha offerto un assaggio di lirica popolare interpretando “O sole mio”, il classico della canzone napoletana che non ha bisogno di presentazioni. La sua performance è stata accolta da una standing ovation che ha confermato, semmai ce ne fosse bisogno, come la potenza di certe melodie riesca a prescindere dalla competizione, diventando essa stessa motivo di unione per il pubblico. Con sei appuntamenti all’orizzonte e una prima serata che ha già delineato gerarchie precise – dove la forza espressiva di Arisa sovrasta le fragilità di chi ha ceduto al peso delle emozioni – il remake di questo storico varietà sembra aver trovato la sua strada, forte di una conduzione finalmente a proprio agio e di un cast che alterna picchi di eccellenza a cadute che, nella loro asprezza, restituiscono comunque il fascino della competizione dal vivo.

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