La Fiorentina vince ma non convince: ai supplementari con lo Jagiellonia tra fantasmi e papere

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quella che doveva essere una semplice formalità, una serata di ordinaria amministrazione dopo il netto tre a zero dell’andata in Polonia, si è trasformata per la Fiorentina in un incubo lungo centoventi minuti, costellato da errori individuali, paure antiche e un’ansia che pareva essere stata archiviata. Il 2-4 finale del Franchi, un risultato che in condizioni normali avrebbe significato eliminazione, è valso invece la qualificazione agli ottavi di Conference League solo grazie alla differenza reti complessiva, ma ha riacceso in modo violento tutti i vecchi timori di una piazza che di traumi sportivi se ne intende. Una pericolosa ricaduta, insomma, che ha mostrato quanto il cammino verso una stabilità emotiva e tattica sia ancora irto di ostacoli per la squadra di Paolo Vanoli.

L’incubo polacco e il crollo mentale

La serata era iniziata con i presupposti giusti, con un Lezzerini attento a disinnescare un pericolo nei primissimi minuti su Pululu, ma la sensazione di controllo si è dissolta come neve al sole con il passare dei minuti. Il classe 2007 Mazurek, giovanissimo talento dello Jagiellonia, ha letteralmente demolito le certezze viola segnando una tripletta che ha pareggiato il conto della doppia sfida: prima al ventitreesimo minuto, poi nel recupero del primo tempo con una deviazione decisamente sfortunata di Comuzzo, e infine a inizio ripresa, quando ha beffato anche De Gea, subentrato nel frattempo all’infortunato Lezzerini. Ed è proprio qui, in questa fase centrale della partita, che la Fiorentina ha toccato il punto più basso: la squadra è apparsa in balia degli avversari, con una difesa in completa difficoltà, incapace di reagire e con un Dodo, schierato in una posizione inedita di esterno alto, che ha lasciato poche tracce del suo passaggio in campo.

I cambi e la scossa, poi l’ennesimo infortunio

Quando la notte sembrava destinata a trasformarsi in un nuovo psicodramma collettivo, Vanoli ha gettato nella mischia Fagioli, Kean e Solomon, e la musica è finalmente cambiata. È stato proprio Fagioli, con la sua capacità di dare ordine e geometrie al centrocampo, a riaccendere la speranza: al terzo minuto del secondo tempo supplementare, ha ribattuto in rete una respinta del portiere Abramowicz, riportando i viola in vantaggio nel punteggio complessivo. Poco dopo, un tiro di Kean deviato in autogol da Romanczuk ha siglato di fatto la qualificazione, sebbene una papera monumentale di De Gea nel finale, un errore che ha ricordato certe sue serate no, abbia riaperto i giochi per un istante, fissando il risultato sul definitivo quattro a due per i polacchi. A gettare ulteriore ombra sulla serata, l’ennesimo infortunio muscolare, questa volta per Solomon, costretto a uscire in barella dopo aver fornito la scossa che mancava: per lui si teme un problema al retto femorale che lo terrà probabilmente fuori nel prossimo impegno di campionato.

Le parole di Vanoli e il peso della salvezza

“È successo ciò che non volevo, ossia arrivare ai supplementari”, ha commentato a fine gara un Paolo Vanoli schietto e preoccupato più che arrabbiato. “Dobbiamo capire che qualsiasi risultato fai all’andata, al ritorno ti trovi un’altra partita da affrontare. Non volevo buttare via energie in vista dell’Udinese”. Il riferimento alla squadra friulana, prossimo avversario in campionato, non è affatto casuale: la salvezza in Serie A resta l’obiettivo primario e prioritario, e una partita così dispendiosa dal punto di vista fisico e mentale rischia di lasciare il segno. La prova offerta dalla squadra, al di là del passaggio del turno, è stata giudicata insufficiente dalla critica, con voti pesanti per l’intero reparto arretrato e per lo stesso allenatore, reo di aver rischiato di vanificare il vantaggio accumulato all’andata con un approccio mentale sbagliato e con scelte tattiche, come lo spostamento di Dodo, che non hanno pagato.

Fantasmi mai sopiti in una stagione complicata

L’impressione, al termine di questa notte folle al Franchi, è che la Fiorentina non sia affatto guarita. Vecchi e nuovi fantasmi sono ricomparsi improvvisamente, l’allarme rosso è tornato a lampeggiare prepotente. Una squadra che subisce quattro gol in casa da una formazione sulla carta abbordabile, che si fa rimontare un tre a zero e che necessita di centoventi minuti per avere ragione di un avversario che nulla aveva da perdere, dimostra una fragilità strutturale non indifferente. La qualificazione è matematica, certo, ma la salvezza in campionato, quella vera, è tutta da conquistare, e serate come questa non fanno altro che alimentare i dubbi e le incertezze su una squadra che pare costantemente in bilico, incapace di trovare una sua identità precisa e una continuità di rendimento. L’Udinese è avvisata.

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