Acerra, bimba uccisa dal pitbull: il padre positivo all’hashish

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tragedia che ha sconvolto Acerra, nella provincia di Napoli, ha assunto contorni ancora più drammatici con l’emergere di nuovi dettagli che gettano luce sulle dinamiche dell’incidente. Giulia, una bimba di soli nove mesi, è stata sbranata dal pitbull di famiglia, Tyson, mentre il padre, Vincenzo Loffredo, 24 anni, si trovava in uno stato di incoscienza dovuto all’assunzione di hashish. Lo confermano i risultati del test tossicologico effettuato poche ore dopo l’accaduto, che hanno rivelato la presenza di cannabinoidi nel suo organismo.

Angela Castaldo, la madre della piccola, ha vissuto momenti di angoscia indescrivibile. Dopo aver ricevuto la telefonata del compagno, che le annunciava la morte della figlia, è corsa a casa, trovandola inondata di sangue. Giulia, già trasportata d’urgenza al pronto soccorso, non ce l’ha fatta. La donna, 23 anni, ha poi aggredito verbalmente Loffredo, accusandolo di essere responsabile della tragedia: «Tutta colpa del tuo maledetto cane», ha urlato, mentre vegliava il corpo senza vita della bambina fino alle prime luci dell’alba.

Secondo la ricostruzione della procura di Nola, Loffredo era addormentato al momento dell’aggressione, ignaro di quanto stesse accadendo a pochi metri da lui. La bimba, che riposava nel suo lettino, è stata attaccata dal cane, che ha agito con una violenza inaudita. L’uomo, che ha dichiarato di non essersi accorto di nulla, è ora indagato per omicidio colposo, con l’ipotesi che la sua incapacità di intervenire sia stata aggravata dallo stato di alterazione dovuto alla droga.

Il pitbull, un animale di proprietà della famiglia, è stato sequestrato dalle autorità, mentre i residenti della zona hanno espresso sconcerto per un episodio che ha scosso l’intera comunità. La vicenda, oltre a riaccendere il dibattito sulla pericolosità di alcune razze canine, solleva interrogativi sulle responsabilità di chi, in stato di alterazione, non è in grado di vigilare su chi gli è affidato.

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