Il cinema italiano chiede ascolto al ministro Giuli: "Il sistema è in crisi, servono risposte"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dopo le polemiche scatenate dalle parole di Elio Germano e Geppi Cucciari durante la presentazione dei David di Donatello, il mondo del cinema ha deciso di alzare la voce. Una lettera firmata da 94 tra registi e attori – tra cui Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Paola Cortellesi e Matteo Garrone – è stata inviata al ministro della Cultura Alessandro Giuli e ai sottosegretari Lucia Borgonzoni e Gianmarco Mazzi. Un appello che, al di là delle singole prese di posizione, fotografa un malessere diffuso.

La scintilla era scoccata quando Germano, durante la conferenza stampa, aveva accusato il ministero di gestire il settore "come un clan", sostenendo che "il cinema è in crisi per colpa di chi dovrebbe sostenerlo". Dichiarazioni che, sebbene abbiano diviso l’opinione pubblica, hanno trovato eco in decine di colleghi. La missiva, promossa dal regista Andrea Segre, non si limita a chiedere un confronto, ma denuncia anche "gli attacchi inaccettabili rivolti a chi esprime critiche legittime".

Tra i firmatari, nomi di spicco come Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore e Margherita Buy, a dimostrazione di una preoccupazione trasversale. Quello che emerge è la richiesta di un dialogo concreto, lontano dalle logiche di parte. Se da un lato Germano è stato accusato di incoerenza – avendo beneficiato di finanziamenti pubblici per i suoi film –, dall’altro la sua denuncia ha riportato al centro un tema ineludibile: la sopravvivenza stessa di un’industria che, nonostante i successi internazionali, fatica a reggersi senza sostegni istituzionali.

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