La crisi dell'auto riflette cambiamenti socio-culturali e tecnologici
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Redazione Economia
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Il settore automobilistico, già in difficoltà da tempo, si trova ora ad affrontare una crisi senza precedenti, accentuata da cambiamenti socio-culturali e tecnologici che sembrano inarrestabili. Il caso Stellantis, con le dimissioni di Carlos Tavares da amministratore delegato, ha acceso i riflettori sulle sfide che l'industria deve affrontare, tra impegni di decarbonizzazione e un calo d'interesse per l'auto, soprattutto tra i giovani. La transizione verso un futuro più sostenibile richiede investimenti pubblici, strategie lungimiranti e una guida decisa da parte dell'Unione Europea.
Comprare un'auto oggi è diventato un compito arduo. Le opzioni sono molteplici: elettrica, ibrida (mild, full o plug-in), diesel, a gas, a benzina. I consumatori devono valutare una serie di fattori, tra cui considerazioni economiche, responsabilità ambientali, aspetti tecnici e preferenze personali. L'industria dell'auto, appesa al fattore emissioni, spera in una svolta politica che possa alleviare le difficoltà attuali.
Nel 2025, il settore automobilistico dovrà fare i conti con il fattore CO2 e con multe che rischiano di essere salate. La transizione verso il solo elettrico, prevista per il 2035, inizierà a mostrare i suoi effetti già nelle prossime settimane. Alcuni Paesi, tra cui l'Italia, chiedono un rinvio delle sanzioni, sostenuti anche da Francia e Germania.
Il declino delle vendite e dei profitti ha travolto Stellantis, un gruppo che controlla quattordici marchi automobilistici, tra cui Fiat, Chrysler e Peugeot




