Il piano Renault per il 2030, futuREady, tra elettrico a 750 km e ibrido che resiste
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Redazione Economia
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La sala conferenze del Technocentre di Guyancourt, quartier generale operativo del gruppo, ha fatto da cornice alla presentazione di un piano strategico che, lungi dall’essere una mera lista di buoni propositi, delinea con precisione chirurgica la traiettoria che la casa francese intende seguire fino alla fine del decennio. Si chiama futuREady, parola che il Ceo François Provost ha voluto sottolineare con un evidente richiamo all’essere pronti a tutto, un’azienda cioè che si prepara ad affrontare le turbolenze di un mercato automobilistico europeo messo sotto pressione dai costruttori cinesi e dall’incertezza normativa di Bruxelles, con quella possibile modifica in corsa delle regole che già dal 2035 vorrebbe dire stop al motore endotermico puro. Il cuore dell’offensiva, e qui bisogna fare chiarezza sui numeri perché circolano dati differenti, prevede il lancio di qualcosa come 36 nuovi modelli complessivi per l’intero perimetro del gruppo entro il 2030. Di questi, ben 22 arriveranno in Europa e, particolare che non passa inosservato, 16 saranno completamente elettrici a batteria.
Non è un piano che si limita a guardare all’elettrico come unico orizzonte possibile. Anzi, la strategia del gruppo, che controlla anche Dacia e Alpine, ha il pregio di un certo realismo industriale. Per il solo marchio Renault, l’obiettivo dichiarato è quello di superare i 2 milioni di veicoli venduti all’anno entro la fine del decennio, una crescita del 23% rispetto agli 1,63 milioni del 2025, e la metà di queste vendite dovrà avvenire fuori dai confini europei. In India, che viene indicata come un hub produttivo e di sviluppo globale di primaria importanza, arriveranno quattro nuovi modelli progettati e assemblati in loco, tra cui vetture full hybrid e 100% elettriche, mentre in Sud America e Corea del Sud si continuerà a investire. La tecnologia E-Tech full hybrid, dal canto suo, non verrà abbandonata con l'arrivo del nuovo decennio, ma continuerà a rappresentare un'alternativa concreta, specialmente in quei mercati dove le infrastrutture di ricarica non sono ancora capillari.
Sul versante delle architetture tecniche, il gruppo ha messo a punto una serie di piattaforme modulari che faranno da base a questa moltitudine di nuovi modelli. La più attesa, per chi guarda alle prestazioni elettriche, è la nuova piattaforma nativa RGEV Medium 2.0, progettata per i segmenti C e D, che introdurrà l’architettura a 800 volt per ridurre drasticamente i tempi di ricarica e permettere di raggiungere, sulle versioni a batteria, un’autonomia fino a 750 chilometri nel ciclo omologato WLTP. Non è tutto, perché su alcune varianti è prevista anche la possibilità di adottare un sistema range extender, un piccolo motore termico che funge da generatore di bordo, capace di portare l’autonomia complessiva fino a 1.400 chilometri, una soluzione, questa, che potrebbe rivelarsi una risposta pragmatica all’ansia da ricarica per chi percorre lunghe distanze.
L’efficienza economica, in questo scenario, gioca un ruolo forse persino più importante dell’innovazione tecnica. Provost ha impresso una svolta decisa, spostando il baricentro dalla visione creativa del suo predecessore a un pragmatismo industriale che punta a ridurre i costi di produzione dei veicoli elettrici del 40%. Questo significa lavorare sull’integrazione verticale, sulle economie di scala e su nuove partnership, come quelle già avviate con Geely e con Ford, per le quali Renault prevede di produrre oltre 300.000 veicoli all’anno in conto terzi entro il 2030. La riduzione dei tempi di sviluppo dei nuovi modelli, che si vorrebbe portare a circa due anni, è un altro tassello fondamentale per tenere il passo con la concorrenza cinese, e passa attraverso un uso massiccio dell’intelligenza artificiale e del metaverso industriale, con gemelli digitali delle fabbriche che permettono di simulare e ottimizzare la produzione in tempo reale.
Dacia e Alpine, due ruoli distinti nell’offensiva a 36 modelli
Il piano futuREady, come è inevitabile che sia, declina strategie diverse per i marchi del gruppo, a riprova di una visione a tutto tondo che non lascia indietro nessuno. Dacia, forte del suo posizionamento low cost, continuerà a puntare sul rapporto qualità-prezzo, ma con un’accelerazione dell’elettrificazione che dovrebbe portare le vendite di vetture a batteria o ibride a rappresentare circa i due terzi del suo mix entro il 2030, ampliando peraltro la sua offerta di modelli a zero emissioni locali. Dall’altra parte dello spettro, Alpine, il brand sportivo, proseguirà la sua espansione con nuovi modelli elettrificati, a partire dalla nuova generazione della A110, che sarà svelata nei prossimi anni, e con altre vetture pensate per allargare il pubblico del marchio della rosa. Una gamma completa, dunque, che spazia dall’utilitaria economica alla sportiva di fascia alta, passando per crossover e SUV, come dimostra anche la presentazione del concept Bridger, un SUV compatto pensato per i mercati emergenti e destinato a essere prodotto in India entro il 2027.
Software e veicoli commerciali, il Trafic E-Tech come apripista
Un capitolo a parte merita il mondo dei veicoli commerciali, spesso il termometro più sincero dello stato di salute di un grande costruttore. Il nuovo Renault Trafic Van E-Tech Electric, già anticipato in alcune sue caratteristiche, diventa il primo veicolo del gruppo a nascere su architettura elettrica a 800 volt e, cosa forse ancora più significativa, il primo ad adottare la piattaforma software definita (SDV) sviluppata da Ampere. Questo significa che il veicolo è concepito come un oggetto connesso e aggiornabile da remoto, capace di migliorare le proprie funzionalità nel tempo e di integrare servizi come la ricarica bidirezionale V2G (Vehicle-to-Grid), che consente di reimmettere energia nella rete, o la V2L (Vehicle-to-Load), per alimentare utensili elettrici in cantiere. Due le versioni di batteria previste, una NMC da 450 chilometri di autonomia per le lunghe percorrenze e una LFP da 350 chilometri per un uso prettamente urbano, con tempi di ricarica che, grazie agli 800 volt, scendono a circa venti minuti per passare dal 15 all’80% della capacità. La produzione avverrà nello stabilimento di Sandouville, in Francia, e rappresenta un banco di prova cruciale per l’intera strategia di elettrificazione del gruppo applicata al mondo dei professionisti.




