Ddl caccia, il Senato approva la riforma. Le opposizioni: «È incostituzionale»
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Redazione Interno
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Il Senato ha dato il primo via libera al disegno di legge 1552, la riforma che modifica la legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio. Il provvedimento, che ora passerà all'esame della Camera, ha scatenato un'aspra polemica politica, con le opposizioni unite nel giudicare il testo non solo dannoso per l'ambiente, ma anche in contrasto con i principi della Costituzione e con gli obblighi derivanti dal diritto europeo.
La stretta della maggioranza e il ruolo di Bergesio
A difendere la riforma è intervenuto Giorgio Maria Bergesio, senatore della Lega e relatore del provvedimento, secondo il quale l'obiettivo è introdurre una «gestione attiva a tutela dei territori». Il cuore della riforma sta nel cambiamento del titolo della legge, che introduce la nozione di «gestione» della fauna, e nel riconoscimento della caccia non più come una semplice deroga alla protezione, ma come «espressione di una tradizione nazionale», attività sportiva e motoria, nonché strumento per il contenimento delle specie invasive.
Tra le novità più discusse, l'estensione delle aree di caccia anche a boschi pubblici e aree demaniali, comprese le spiagge, e l'ampliamento del numero di specie cacciabili.
Il sit-in delle associazioni e le accuse di incostituzionalità
Mentre a Palazzo Madama si svolgeva la votazione, davanti al Pantheon si è tenuto un affollato sit-in di protesta organizzato dalle principali associazioni ambientaliste e animaliste del paese, tra cui Legambiente, Lac, Lav, Enpa, Lipu e Wwf. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha definito il provvedimento «contra constitutionem», richiamando la riforma dell'articolo 9 della Costituzione che ha introdotto la tutela dell'ambiente e della biodiversità come principio fondamentale.
Dalla stessa posizione, il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra al Senato, Peppe De Cristofaro, ha bollato il testo come la «legge sparatutto», definizione condivisa dai senatori del Partito Democratico, che hanno denunciato il rischio concreto che l'Italia diventi il «parco venatorio d'Europa».
Il monito della Commissione europea e la replica del governo
Sullo sfondo della battaglia politica, pesano i rilievi della Commissione europea. Una lettera formale, datata 18 dicembre 2025 e rimasta a lungo chiusa in un cassetto, contesta punto per punto la riforma, segnalando gravi violazioni delle direttive Uccelli e Habitat, in particolare per quanto riguarda l'estensione dei periodi di caccia e la liberalizzazione dei richiami vivi. La preoccupazione per una possibile procedura d'infrazione è stata sollevata dalla senatrice del M5S Gisella Naturale nel corso del Question time al Senato.
Il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha però liquidato le contestazioni definendole la «lettera di un burocrate» e assicurando che il governo non intende fermare l'iter legislativo.
La comunità scientifica si è schierata in massa contro il provvedimento. Decine di società scientifiche, tra cui la Società Italiana di Etologia e l'Unione Zoologica Italiana, hanno firmato appelli per denunciare un arretramento di trent'anni nella tutela della fauna selvatica, sottolineando come il parere dell'Ispra venga declassato da vincolante a meramente consultivo, sostituito di fatto da un comitato tecnico in cui siederanno gli interessi della categoria venatoria.
La Lipu ha ricordato che la procedura di infrazione europea è già in corso per i mancati adeguamenti alla normativa comunitaria, e che il nuovo testo rischia di aggravare ulteriormente la posizione dell'Italia, esponendo il paese a multe salate.




