Il parlamento approva il ddl conti correnti: obbligo per le banche, ma non senza costi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Camera dei Deputati ha dato il via libera, senza voti contrari, al testo unificato delle proposte di legge C. 1091-1240-A, noto come ddl conti correnti, che introduce nel codice civile l’articolo 1857-bis e modifica l’articolo 33 del Codice del consumo. La riforma, già valutata positivamente dalla Commissione affari costituzionali – che non ha rilevato incompatibilità con la Carta – stabilisce l’obbligo per gli istituti di credito di aprire un conto a chiunque ne faccia richiesta, anche in assenza di garanzie patrimoniali.

Se da un lato il provvedimento elimina la discrezionalità delle banche nel rifiutare i clienti, compresi quelli segnalati come cattivi pagatori, dall’altro non prevede la gratuità del servizio. Le condizioni economiche, infatti, restano definite dai singoli contratti, lasciando margine a commissioni e spese accessorie. Una misura che, sebbene ampli l’accesso ai servizi finanziari, potrebbe tradursi in oneri aggiuntivi per gli utenti più fragili.

Intanto, i dati confermano un boom dei conti correnti in Italia: alla fine del 2024, quelli attivi hanno superato i 48 milioni, con un incremento del 13,2% rispetto al 2019. Un trend che riflette non solo l’espansione dell’inclusione bancaria, ma anche la crescente dipendenza da strumenti digitali per le transazioni quotidiane.

L’approvazione del ddl arriva in un contesto segnato da polemiche sull’effettiva tutela dei consumatori. Alcuni osservatori sottolineano come, senza un tetto alle tariffe, il rischio sia quello di un diritto teorico svuotato dalla praticità. Resta ora da vedere come gli istituti adegueranno i loro modelli, mentre l’attenzione si sposta sull’applicazione concreta della norma.

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